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Per naturali esigenze di compressione, le colonne sonore dei film sono trattate con appositi algoritmi che mirano a ridurre in modo consistente il “peso” dell’audio senza comprometterne la qualità sonora. Tra questi, il più diffuso in assoluto è il Dolby Digital, ma anche il DTS, una volta esclusiva di pochi e selezionati titoli, sta assumendo sempre maggiore importanza e diffusione. Altra possibilità è l’MPEG Multichannel, abbandonato da tempo, e il PCM (Pulse Code Modulation) non compresso, che assicura la massima qualità sonora ma è limitato alla stereofonia (nel DVD Video) e “pesa” parecchio in termini di banda (1.536 kbps) e spazio occupato su disco. Il formato PCM viene quindi usato soprattutto nei DVD musicali, laddove spesso c’è una sola traccia audio.
A causa dello spazio disponibile, nel DVD il formato video più comune è il Dolby Digital 5.1 con bitrate di 384 o 448 kbps, sensibilmente più “leggero” (ma anche di qualità leggermente inferiore) al DTS, disponibile in versione “half-rate” da 768 kbps e intera da 1.5 Mb/s. L’ipotesi del DTS “full-rate” è impiegata, per evidenti motivi di spazio e banda occupata, in una ristretta selezione di titoli. Il PCM stereo, come anticipato, è usato praticamente solo dai titoli musicali.
La situazione è molto diversa se si tratta di HD DVD e Blu-ray Disc: lo spazio nettamente più ampio (rispettivamente 30 e 50 GB) rende possibile l’utilizzo di codifiche molto “pesanti” ma dalla qualità sensazionale, come il PCM non compresso a 5.1 canali (il bitrate dipende dalle informazioni e dai campionamenti, ma è tutt’altro che infrequente un PCM da 9.6 Mb/s), il DTS-HD Master Audio, codifica senza perdita di qualità rispetto al master originale, e Dolby TrueHD, anch’esso lossless (senza perdita) a garanzia di una qualità senza precedenti. Ma come detto, queste ultime opzioni non sono purtroppo percorribili con il DVD “standard”.