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Videoripresa in alta definizione, obiettivo possibile

Dopo la registrazione, l’editing



Alla fine, la videocamera HD è una videocamera digitale, solo di una generazione successiva rispetto a quelle in standard PAL. Ciò non significa che lo scarto qualitativo sia minimo (tutt’altro), ma che larga parte delle considerazioni valga per entrambe le categorie.

E’ il caso dell’editing video, esigenza sentita sia che si registri a risoluzione PAL, sia in alta definizione: alcune parti vanno modificate, altre radicalmente eliminate, magari si vuole realizzare un montaggio originale, tante cose che con una videocamera digitale (non necessariamente HD) si possono effettuare senza grossi problemi, a patto di possedere un PC all’altezza e con la giusta dotazione di software.

Ormai, nel mondo della videoripresa PAL il vecchio problema dell’editing in tempo reale, che costringeva gli appassionati all’acquisto di costose schede dedicate, non è più sentito. I processori odierni, l’immensa quantità di memoria RAM dei sistemi di ultima generazione, software ottimizzati e schede video in grado di sollevare le CPU da parte del lavoro sono più che sufficienti per ottenere risultati rapidi e in poco tempo, senza alcuna attesa superflua. Con l’HD la situazione è un po’ cambiata: da un lato trattare con il video a 1080 linee è molto più oneroso rispetto alla risoluzione PAL, dall’altro la coesistenza di più formati e di svariate soluzioni “extra standard” non fa che complicare le cose. Il punto di partenza è senza dubbio l’HDV, il primo formato di videoripresa consumer ad affacciarsi sul mercato: l’Mpeg2 è un codec largamente diffuso, per cui la stragrande maggioranza dei programmi di editing disponibili sul mercato lo supporta senza limitazioni. Si sta facendo strada anche l’AVCHD, nonostante il codec H.264 sia un po’ meno supportato dagli strumenti “standard” di editing e le aziende preferiscano proporre soluzioni proprietarie quali il Cyberlink PowerCinema o PowerDirector, HD Writer e via dicendo. Discorso analogo per tutte le macchine che non aderiscono a uno schieramento ben definito: nonostante i codec impiegati per il video e per l’audio siano più o meno sempre gli stessi (AVC/Mpeg2, Dolby Digital/PCM/AAC), di solito i produttori preferiscono introdurre software ad hoc nelle confezioni, software di livello consumer che si limitano a una manciata di operazioni base, abbandonando il terreno (a favore di una soluzione software di livello superiore) non appena si passa ad operazioni più complesse.

Per quanto riguarda, infine, le richieste hardware dei PC incaricati di gestire il flusso HD, ovviamente il consiglio è quello di affidarsi a una macchina di ultima generazione. Se stiamo parlando di video HDV c’è bisogno di una presa firewire e di richieste hardware non eccessive, pur all’interno di una macchina che deve avere almeno 2 GB di Ram, un Hard Disk molto capiente (il video HDV non occupa comunque più spazio di quello in DV “standard”) e una CPU all’altezza. Le richieste hardware crescono esponenzialmente nel caso si intenda gestire il video in H.264, codec molto esoso in termini di requisiti di potenza: una CPU Dual Core, un paio di GB di RAM molto veloce e una scheda video con GPU di ultima generazione sono requisiti necessari per poter gestire con successo il video in AVC/H.264.