La composizione
L'inquadratura, la scelta più difficile
Il fotografo attento sa che non deve farsi prendere dall'automatismo di posizionare il soggetto al centro del mirino, ma deve scegliere un'inquadratura capace di dare equilibrio all'immagine. Operazione non facile ma oggi semplificata dalla capillare diffusione di ottiche zoom che permettono non solo di spostare il quadro ma anche di stringerlo o allargarlo secondo le necessità.
In questo viaggio all'interno della creazione dell'immagine, vogliamo evitare il rigore noioso e un po' pedante dei "libri di testo"; piuttosto vogliamo procedere per esempi pratici fatti con foto "normali" e per facili regolette mnemoniche, da tenere presenti ma non da applicare con rigidità. Magari procederemo in maniera un po' disordinata ma - ci auguriamo - con un taglio leggibile e leggero, come si richiede quando il pubblico è ampio. Anche perchè fino a qualche tempo fa la sperimentazione e la foto "artistica", con i costi di sviluppo e stampa della fotografia chimica, erano piccoli lussi per pochi appassionati; oggi, con l'avvento del digitale si può scattare quanto si vuole e senza costi fino a raggiungere il risultato che ci si prefigge. Di colpo il mondo della fotografia di qualità si apre a tutti: resta solo da lasciar correre la creatività negli spazi che cercheremo di delineare, gli spazi della tecnica e del mezzo fotografico. Buon viaggio.
Il sottile gioco degli equilibri
Inquadrare - lo dice la parola stessa - corrisponde a creare un "quadro" che rappresenti una porzione di realtà. Nel mondo della pittura si discute da secoli su quali siano gli elementi e le caratteristiche che trasformano una tela dipinta in un quadro, in qualcosa di seducente per la vista. Teorie le più diverse, cambiate anche a seconda del periodo storico, ma che noi sintetizzeremo con una sola parola: equilibrio. Equilibrio, che non vuol dire assolutamente simmetria, ma armonica disposizione degli elementi. A partire dal formato dell'immagine, che non è quadrato (il massimo della simmetria), ma rettangolare con i due lati in rapporto 2:3 tra loro. Non è un caso: la forma rettangolare è più adatta a descrivere il nostro mondo e il punto di vista dell'essere umano, il cui campo visivo è sviluppato orizzontalmente. Tutti gli esempi e le piccole regole che svilupperemo in questo capitolo del nostro viaggio nel mondo della fotografia saranno ispirati alla sfida di riuscire a inquadrare bene: un soggetto apparentemente banale può risultare in fotografia incredibilmente bello per un'inquadratura indovinata, provare per credere.
I centri di interesse e la regola dei terzi
Ecco un esempio significativo del fatto che non basta un bel soggetto per fare una bella foto: due riprese diverse dello stesso casolare e dello splendido campo di lavanda in fiore. Nella prima immagine l'inquadratura tiene il casolare al centro: il risultato è piacevole e rassicurante, ma non molto interessante, non stimola alcuna curiosità su quanto c'è intorno. Nella seconda immagine, corretta, il casolare è decentrato: il risultato è molto più bilanciato, stimola l'attenzione dell'occhio, che corre e spazia nel prato davanti all'ingresso e si interroga su come prosegue il muro a destra.
L'occhio umano (o meglio il nostro cervello) riesce a concentrarsi su un oggetto per volta. è bene che inquadrando si scelga quale deve essere il soggetto dominante, quello che dovrà diventare il centro di interesse dell'immagine. Una persona, un albero, l'incrocio di due strade: di qualunque cosa si tratti, è bene posizionarla nel posto giusto all'interno del quadro. Per fare questo può essere utile seguire la regola dei "terzi": basta dividere idealmente ogni lato del quadro a un terzo e a due terzi della sua lunghezza, tracciando di fatto un reticolo di nove rettangoli uguali, come in figura. I punti di intersezione di questi segmenti (in rosso nella figura) sono le posizioni ideali per sistemare i centri di interesse; le linee poste a un terzo e due terzi di ogni lato sono le linee di forza lungo le quali è bene posizionare gli elementi forti dell'immagine. Questo vuol dire che il soggetto posto al centro dell'immagine è sbagliato? Ovvio che no, ma risulta molto banale e tende a interessare poco l'occhio che non vi trova nulla di seducente. Insomma, la simmetria è ordine e non colpisce.
I soggetti: uno alla volta, per carità
Non c'è nulla di peggio che cercare di sistemare troppi soggetti nella stessa foto e non avere dei punti che attirano l'attenzione o delle linee dominanti: l'immagine rischia di diventare confusa, insulsa e senza equilibrio. Molte volte, quindi è bene restringere il quadro e cercare di catturare solo particolari significativi; oppure cercare soggetti che risultino più semplici e meno compositi, ma di evidente leggibilità. Un esempio nasce da due fotografie scattate al mercato. La prima come esposizione e luce è riuscita, ma non ha un punto di forza, ha troppi soggetti, ognuno dei quali poteva meritare una foto da solo; e così quindi finisce per non averne nessuno: risultato banale, in cui l'occhio resta smarrito e si stanca. La seconda foto è invece tutta giocata sul contrasto tra pomodori e insalata: l'occhio interpreta immediatamente l'immagine, per poi mettersi a curiosare tra le pieghe dell'insalata o i rami del pomodoro.
Il gusto della leggera asimmetria
La regola dei terzi va osservata in molti casi, ma non è una legge. Ci sono volte in cui la simmetria della ripresa offre spunti di interesse e altri casi in cui rende l'immagine banale. Nel caso del cortile della foto qui a lato, la scelta del punto di vista simmetrico è quasi obbligata: decentrandosi si sarebbero perse tutte le linee guida della costruzione; ma dopo un po' che la si guarda, l'occhio cade inevitabilmente e si interroga sull'unico elemento di asimmetria, cioè la scalinata sulla sinistra. Caso di leggera asimmetria che fa la differenza nella foto del cimitero di guerra: si è inquadrato decentrando il punto di fuga perchè cadesse nel terzo destro (vedi regola dei terzi) in modo da creare un movimento e da dare molto più peso alla lapide in primo piano; se si fosse tenuto un punto di vista centrato rispetto alle due file di lapidi, sarebbero risultate tutte molto simili per dimensione e prive di spessore, con una conseguente sensazione di svuotamento dell'immagine.
Orizzontale o verticale
Ovviamente la scelta dell'orientamento dell'inquadratura (orizzontale o verticale) dipende molto dal soggetto ripreso. è chiaro che una persona in posizione eretta, a meno che non si voglia comprendere nell'immagine anche altri soggetti, richiede un'inquadratura verticale, mentre a un panorama sarà generalmente più adatta l'inquadratura orizzontale. Va detto che un'inquadratura orizzontale da un senso di calma e libertà, in cui l'occhio non "corre" ma si sofferma; l'inquadratura verticale è invece più dinamica e costringe l'occhio a correre verso il punto di fuga. Lo stesso soggetto, un viale di Hollywood, assume due pesi completamente diversi se ripreso in orizzontale o, molto meglio, in verticale.
Appoggiarsi su un lato
Un ruolo fondamentale nel bilanciamento del quadro può essere svolto da elementi secondari rispetto al soggetto ritratto, ma collocati in primo piano, posti su un lato e solo parzialmente compresi nell'immagine. è il caso della fotografia qui sotto riportata: senza l'albero, l'immagine della bambina, pur ben contrastata e ben dettagliata, sarebbe risultata sbilanciata.
Assecondare lo sguardo e il movimento
Va sempre lasciata più "aria" dalla parte verso la quale si dirige lo sguardo o il movimento del soggetto. Nel ritratto qui a fianco, scattato con una compatta, viene lasciato molto spazio a un mare apparentemente insignificante; invece questa inquadratura decentrata trova il suo perchè proprio nello sguardo rivolto "all'infinito" del soggetto. La prima foto della spiaggia, invece, è marcatamente sbagliata: lo spazio andava lasciato davanti al soggetto e non dietro; molto meglio quella al tramonto, in cui le due persone hanno spazio libero davanti.
Dall'alto e dal basso
è un vecchio trucco: riprendere dall'alto schiaccia e riprendere dal basso allunga. Angoli di scatto molto forzati, poi, aiutano a dare una prospettiva estrema in grado di dare una spinta dinamica al soggetto. Proprio come nel caso di questa insegna a Tokyo: l'inquadratura estrema fa tendere, correre e accelerare l'occhio dal basso verso l'alto lungo la scritta.
Usare i bordi dell'immagine
Non è detto che il soggetto debba essere interamente contenuto nel quadro. Il fotografo può decidere di utilizzare i bordi dell'immagine per contenere il soggetto, mandandolo al taglio. è il caso del primissimo piano della bambina qui ripresa, in cui si è scelto di decentrare il volto per assecondare lo sguardo e per centrare tutta l'attenzione sugli occhi e sulla bocca.
La cornice naturale
è sempre molto pittoresco utilizzare i bordi di portici e finestre per riquadrare naturalmente un soggetto; anzi il soggetto così ripreso, anche se di per se stesso poco interessante, acquista nuova personalità, come nel caso della foto qui sotto: il vigneto, visto attraverso il portone, assume un'aura misteriosa e intrigante.
Attenzione al mirino
Per inquadrare bene bisogna sapere per certo che cosa si sta inquadrando. Per questo motivo le fotocamere reflex (quelle che usano la stessa ottica sia per l'inquadratura che per lo scatto) offrono la massima fedeltà di inquadratura. Peraltro va detto che anche le reflex mostrano nel mirino un'immagine un po' più ristretta di quella che viene effettivamente catturata dal sensore (in genere dal 92 al 98%). I maggiori problemi si hanno invece con gli apparecchi compatti, che dispongono quasi sempre di mirino galileiano (cioè che utilizzano due ottiche differenti, una per l'inquadratura e una per lo scatto). In questo caso il disassamento tra le due ottiche crea il tipico errore di parallasse: malgrado la distanza tra i due "punti di vista" sia minima, le inquadrature possono differire sostanzialmente soprattutto per soggetti molto vicini; il difetto è ancora più marcato nel caso di obiettivi zoom, in cui il campo inquadrato varia a seconda della posizione dello zoom. è bene quindi fare qualche foto di prova per capire quanto differisca il campo inquadrato da quello ripreso per poi tenerne conto in fase di scatto.