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Scattare con tempi lunghi

Un secondo, due secondi, trenta secondi? I tempi lunghi in fotografia non significano solo immagini mosse e confuse. Molto spesso sono la chiave per la creatività, basta solo saperli gestire opportunamente.

Il tempo di scatto è l'artefice della fotografia. Si dice spesso che la fotografia congela l'istante, ma questa definizione non va presa alla lettera. L'istante può durare un millesimo di secondo, un secondo o svariate decine di secondi. Siamo noi, compatibilmente con le condizioni di illuminazione, con la sensibilità della pellicola o del sensore CCD, e con le caratteristiche dell'attrezzatura a disposizione, a scegliere quanto deve durare questo istante. E il risultato che otterremo, pur a parità di inquadratura, sarà fortemente influenzato da questa nostra scelta. Il controllo del tempo, purtroppo, non è alla portata di tutti. Se si possiede una compatta di gamma economica c'è poco da fare, il tempo di scatto è fisso o, nel migliore dei casi, controllato automaticamente dalla macchina, e quindi non modificabile dall'utente. Ma sono ormai tantissime le compatte che offrono la modalità manuale di impostazione dei parametri di esposizione, e ancora di più quelle che dispongono di qualche modalità Program dedicata ai tempi lunghi. Ecco che allora si può iniziare a parlare di "gestione" del tempo di scatto, sino a toccare ovviamente il massimo con le reflex ad ottica intercambiabile, macchine che per le loro caratteristiche di versatilità riescono a soddisfare anche le esigenze dei fotografi più esigenti.

Av, Tv o Manual?

Per i non "addetti ai lavori", le sigle Av, Tv e Manual significano rispettivamente controllo dell'esposizione a priorità dei diaframmi (il fotografo imposta il diaframma, la macchina calcola il tempo di scatto), a priorità dei tempi (si imposta il tempo e la macchina calcola il diaframma più adatto) e manuale. Quando la luce è molto scarsa, solitamente si ricorre alla modalità manuale, che permette di scegliere sia il tempo che il diaframma. Nel tentativo di schiarire l'impossibile (ad esempio un cielo nero in un panorama notturno), le modalità Tv e Av imposterebbero rispettivamente un diaframma completamente aperto (con perdita di nitidezza e profondità di campo) o un tempo di scatto eccessivamente lungo. Il manuale rimane quindi l'unica possibilità, con una gamma dei tempi che sulla maggior parte delle reflex si estende sino a 30 secondi, salvo ricorrere alla posa B, che mantiene aperto l'otturatore per tutto il tempo in cui si mantiene premuto il pulsante di scatto.

Quando non ci sono comandi manuali: esposizione programmata, meglio di niente

Un discreto numero di fotocamere compatte non dispone della modalità di esposizione manuale, o di quelle automatiche a priorità dei diaframmi o dei tempi (spesso indicate come Av o Tv), da qualche decennio ritenute adatte solo ai fotografi più esperti. Ma se la macchina è recente probabilmente disporrà di una modalità Program denominata Nightshot (o qualcosa di simile), dedicata appunto alla ripresa dei paesaggi notturni. Certo, in questo caso il fotografo non può scegliere manualmente il tempo di scatto, ma in mancanza d'altro si possono ottenere risultati discreti anche in situazioni dove sarebbe stato altrimenti impossibile scattare.

Flash: da utilizzare con parsimonia

Flash? No grazie

Talvolta il flash è assolutamente da evitare, come nel caso di questa foto dove avrebbe annullato la sensazione di calore creata dal fuoco.

Quando si fotografa in condizioni di luce scarsa, l'uso del flash deve essere valutato con attenzione. Quando si ha un soggetto in primo piano, il suo utilizzo è spesso proficuo. Si illumina il soggetto, si riduce il rischio di mosso e si crea un effetto di stacco rispetto allo sfondo. Se il soggetto è in movimento, la modalità di sincronizzazione sulla seconda tendina (il lampo viene emesso alla fine dell'esposizione) consentirà di posizionarlo correttamente rispetto alle sue scie, creando la giusta sensazione di moto. La sincronizzazione sulla seconda tendina raramente è disponibile sulle compatte, ma è ormai ampiamente diffusa sulle reflex e sui lampeggiatori separati. È meglio evitare l'uso del flash in tutte quelle situazioni in cui si vuole ricreare una particolare ambientazione: come nell'immagine invernale a sinistra, dove un lampo bianco avrebbe "ucciso" la sensazione di calore creata dal fuoco. Se il soggetto è a grande distanza, come nel caso della fotografia di paesaggio, l'uso del flash significa un inutile consumo di batterie.

Fuochi d'artificio: come ottenere immagini "pirotecniche"

Siete affascinati dai fuochi d'artificio? Se li fotografate senza prestare la dovuta attenzione al tempo di scatto molto probabilmente vi ritroverete con un'immagine nera con qualche puntino luminoso. Perché lo spettacolo non è nel singolo istante, quanto nel movimento dei corpi incandescenti sullo sfondo di un cielo notturno. Per ottenere un'immagine spettacolare è necessario utilizzare un tempo di scatto di almeno 2-3 secondi, e un cavalletto o un supporto ben stabile (ad esempio un muretto su cui appoggiare la macchina) diventa indispensabile. Qualche fotocamera compatta dispone di un programma di esposizione dedicato (spesso indicato come "Fireworks"), o in alternativa si deve impostare la modalità di scatto manuale. Il flash non serve: se è automatico occorre disattivarlo.

Fotografia astronomica: con il naso all'insù

Un genere di fotografia particolare, che richiede una buona esperienza e un'adeguata attrezzatura, ad iniziare dai lunghi teleobiettivi o dai telescopi muniti di adattatore per la fotocamera. E siccome la ridotta luminosità di soggetti posti a distanze siderali da noi richiede spesso anche l'utilizzo di tempi di scatto di svariati secondi, l'acquisto di una montatura motorizzata per la correzione del movimento introdotto dalla rotazione terrestre diventa presto una necessità.

Fulmini: spettacolo elettrico

Pensate di fotografare i fulmini premendo il pulsante nell'istante in cui ne vedete uno? Praticamente impossibile, quand'anche foste dotati di riflessi "fulminei"... L'unica alternativa è fissare la macchina su un buon cavalletto, impostare un tempo di scatto molto lungo (anche qualche minuto, al limite ricorrendo alla posa B) e attendere pazientemente. Se siete fortunati magari nella stessa immagine potreste riuscire a registrare anche due o tre lampi. E per non far vibrare la macchina quando si scatta, un telecomando o l'utilizzo dell'autoscatto potrebbero rivelarsi utili.

L'acqua: un elemento fotogenico

L'acqua è uno dei soggetti che rendono meglio con i tempi lunghi. Sia che si tratti di un ruscello, sia che si abbia a che fare con le onde del mare che si frangono sugli scogli, con un tempo di scatto di alcuni secondi il risultato pittorico è garantito. Non sono richieste né particolari abilità né attrezzature costose: basta un solido cavalletto e possibilmente una macchina che disponga della modalità manuale.

Ritratto notturno: flash e tempi lunghi per risultati perfetti

Su molte fotocamere compatte è presente un programma chiamato Ritratto notturno, spesso identificato dal simbolo di un omino con la luna. Questo programma abbina l'utilizzo del flash a un tempo di scatto lungo. Il flash schiarisce i soggetti a breve distanza, mentre il tempo di scatto lungo permette di riprendere sfondi debolmente illuminati come un paesaggio cittadino notturno o, come in questo caso, i riflessi sul mare di una luna particolarmente intensa. Due note tecniche: il cavalletto è indispensabile (il tempo di scatto può essere di svariati secondi), e i soggetti in primo piano devono essere a pochi metri di distanza poiché la ridotta potenza dei flash delle macchine compatte non permette di andare oltre i 4-5 m.

Nel traffico: luci nella notte

Un soggetto assai sfruttato, ma comunque sempre piacevole. Il paesaggio cittadino notturno viene arricchito dai fari delle auto in movimento. In base al tempo di scatto scelto (e alla velocità del traffico) possiamo scegliere se far apparire le auto nelle immagini (tempi abbastanza brevi, un secondo o meno) o se "trasformarle" in lunghe scie rosse e bianche che sottolineano le direttrici più trafficate. In questo caso, un tempo di scatto di alcuni secondi e un cavalletto sono di rigore.

Panning: la scia dello sport

Un'altra tecnica fotografica che fa ricorso ai tempi lunghi è il panning, cioè l'inseguimento di un soggetto in movimento. La durata del tempo di scatto deve essere proporzionale alla velocità del soggetto (per un'auto di Formula 1 può bastare 1/125 di secondo, per un ciclista o un maratoneta si può arrivare anche a 1/8 di secondo o più). Meglio non eccedere con il tempo di scatto, perché un valore troppo lungo potrebbe portare a un mosso eccessivo. Il risultato è un'immagine in cui il soggetto appare abbastanza nitido su uno sfondo ricco di scie, donando appieno la sensazione di dinamicità. Molto spesso il panning viene abbinato all'uso del flash, ovviamente sincronizzato sulla seconda tendina per dare la corretta direzione alle scie.

Open flash: colpi di genio...

L'Open flash è una tecnica spesso utilizzata nella fotografia architettonica, ad esempio per interni di chiese e musei. L'ideale è lavorare in penombra e con un valore di diaframma chiuso, fatti che comportano un tempo di scatto assai lungo (qualche decina di secondi). Per illuminare il soggetto basta un solo lampeggiatore, che azioneremo più volte spostandoci nel campo di ripresa e orientandolo in varie direzioni. Per ottenere un buon risultato è utile un cavalletto e un minimo di esperienza per valutare il numero di lampi necessari. L'Open flash è utile anche per produrre effetti creativi: oltre ai colpi di flash si inserisce qualche scia luminosa (basta spostarsi nel campo di ripresa con una lampadina) e il gioco è fatto.

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