Correggere le foto architettoniche
Con il digitale non sono più necessari gli speciali obiettivi decentrabili, che pure esistono ancora, per fotografare monumenti, palazzi o piazze. Ciò che conta è soprattutto scattare. In un secondo tempo si potranno raddrizzare le linee cadenti, con il fotoritocco, e correggere gli errori. E addirittura fare delle varianti di progetto...
I fotografi in vacanza riprendono volentieri monumenti, edifici, piazze e strade. Quando però si analizzano le riprese, succede che molti incappino in ripensamenti. La più classica tra le delusioni è la presenza delle linee cadenti. Provate a fotografare un palazzo dal basso verso l'alto, inclinando la fotocamera: scoprirete che l'immagine mostrerà un'innaturale fuga di linee, che l'edificio diventerà una sorta di piramide tronca; sarà ancora peggio se scatterete stando decentrati perché la piramide non sarà soltanto tronca ma anche storta. Qualche fotografo, a questo punto, darà la colpa all'obiettivo e dirà che l'ottica distorce. Ma avrà torto perché bisogna osservare che quella considerata non è una distorsione ma un'esasperazione prospettica. Infatti non è un difetto della lente, bensì una conseguenza delle leggi della geometria. A questi problemi l'industria fotografica ha fornito soluzioni precise, sfruttando principi geometrici e ottici. Le deformazioni non si verificano se si mantiene il piano del sensore fotografico, o quello della pellicola, perfettamente parallelo alla facciata dell'edificio, ma in questo caso può succedere che il fotografo non riesca a inquadrare tutto il palazzo. Al fatto che si sia costretti a non abbracciare tutta la scena desiderata, tuttavia, c'è rimedio: basta applicare le lenti su una montatura meccanicamente decentrabile, basata su un'apposita slitta con movimenti di precisione. Così si potrà spostare il campo inquadrato, senza inclinare il piano del sensore. È certamente una soluzione valida, seppure complessa e non economica; l'obiettivo deve essere progettato apposta per coprire efficacemente un ampio formato. Questa strada ha dato vita ad ottiche speciali, denominate decentrabili, e ha giustificato anche l'esistenza di fotocamere a banco ottico, quelle che si presentano come grandi e neri soffietti che uniscono un telaio portaobiettivo a uno portapellicola (o porta sensore). È una soluzione da professionisti esigenti, ma oggi si è aperta una nuova strada anche per chi è fotografo dilettante. L'artefice della trasformazione è stato l'avvento del sistema digitale.
Prospettiva in fotoritocco
Venezia – Riva degli Schiavoni – Facciata dell'Hotel Danieli ripresa dal basso, con fotocamera digitale compatta. È evidente l'effetto di fuga prospettica.
La facciata dell'Hotel Danieli è stata corretta grazie al computer, con un programma di fotoritocco, ricostruendo il parallelismo delle linee. È una soluzione di facile applicazione pratica.
Una ripresa di una piazza di Moena, in valle di Fassa, con un marcato effetto di linee cadenti. Ci si propone di effettuare un intervento di correzione.
Le righe rosse evidenziano le linee cadenti da correggere. Le frecce mostrano le manigliette da trascinare con il mouse, sullo schermo del computer, per correggere le indesiderate distorsioni sulla scena.
La ripresa, corretta a video, con le linee cadenti finalmente raddrizzate.
Si scatta a un edificio, dal basso verso l'alto e si ottiene una fotografia con le linee inclinate in una marcata fuga prospettica. A questo punto si apre, a video, il file digitale oppure la digitalizzazione di un scatto tradizionale e si interviene con un programma di fotoritocco, adottando una funzione che agisca sulla prospettiva (una successione di comandi, in un software diffuso come Adobe Photoshop, è: Selezione / Tutto e poi Modifica/Trasformazione/ Prospettiva). Agli angoli dell'inquadratura compaiono delle manigliette che permettono di apportare modifiche e deformare a piacere la scena. È quindi semplice, e intuitivo, correggere ogni deformazione prospettica e, con relativa facilità, ottenere risultati impeccabili anche senza disporre di obiettivi o fotocamere speciali.
Per non specchiarsi
A Taormina un veliero si riflette nella porta a vetri dell'albergo. Il fotografo è costretto a un punto di ripresa decentrato, per non specchiarsi nel vetro dell'ingresso. L'immagine appare storta.
Sullo schermo del computer, si inquadra la scena desiderata e si decide di intervenire con un software di correzione prospettica e di ritaglio dell'area più interessante.
Il risultato finale: il cinque alberi si specchia nella vetrata dell'ingresso, il fotografo non appare specchiato, la geometria delle linee è rispettata. L'immagine merita un notevole ingrandimento.
Quando in fotografia si ricorre alla correzione prospettica, a volte non lo si fa solo per evitare la comparsa di linee cadenti. Un esempio: scattare stando in posizione laterale, e non frontale rispetto al soggetto, può essere molto utile anche per evitare di specchiarsi. Si immagini di dover fotografare una vetrina, oppure un quadro sottovetro, o l'ingresso di un edificio con una porta a vetri. Se il fotografo si posiziona di fronte al soggetto, inevitabilmente vi si specchia e compare la sua immagine, non desiderata, nella foto. Se invece si colloca lateralmente, e se ricorre a un obiettivo decentrabile oppure a un programma di fotoritocco, ecco che riesce a non apparire. La fotografia finale risulta perfettamente diritta, non deformata.
Quando e come fotografare gli edifici
Come sta il cartellone sopra l'ingresso della Galleria Vittorio Emanuele di Milano? Diciamo che stona un po'... Scherzi a parte, con questa simulazione in fotoritocco possiamo avere un'idea chiara dell'impatto di alcuni interventi.
La fotografia è fatta di luce, siamo d'accordo. Ma vogliamo ricordare che proprio la luce sottosta a una regola importantissima: non serve solo a generare l'immagine, ma è una componente che serve anche a dare l'atmosfera. Non dobbiamo dimenticare che la luce è sempre decisiva per creare un clima, proprio "quel" clima che deciderà l'efficacia della ripresa. Ricordiamo poi che alcune ore del giorno sono più adatte di altre ad ottenere risultati fotografici di alto livello. Un antico palazzo, o la facciata di una celebre abbazia, possono essere più interessanti se vengono rischiarati da una luce radente. Anche in questi casi vale una considerazione: un monumento, anche bellissimo, può risultare inadatto ad essere fotografato se, al momento della ripresa, appare in pieno e scomodissimo controluce. Un ultimo suggerimento: fotografare in città non è, in tanti casi, un freddo esercizio da architetti impegnati in una relazione tecnica, vale sempre la raccomandazione di cercare scorci insoliti e di non porsi limiti precostituiti. Se i colori di una facciata decorata si specchiano in una pozzanghera dopo un acquazzone, perché rinunciare a cogliere un riflesso inconsueto?
I filtri ottici servono ancora
L'architetto deve proporre all'assemblea di condominio il rifacimento della facciata, ma sicuramente ci saranno discussioni sul colore delle nuove piastrelle. Meglio presentarsi con un paio di simulazioni in fotoritocco: costano qualche decina di minuti di lavoro, ma possono riportare la concordia all'interno dello stabile e soprattutto evitare contestazioni dopo i lavori. Ne vale la pena.
I filtri di correzione cromatica sono un po' in disuso, visto che ormai il fotoritocco digitale permette facili interventi correttivi direttamente a video. Sono invece ancora validi e utilizzati alcuni filtri d'effetto, come quelli definiti moltiplicatori d'immagine o quelli esaltatori di scintillìo (i cross-screen). Un ruolo a sé stante è invece svolto dal filtro polarizzatore, utile per eliminare i riflessi. Il polarizzatore è anche prezioso per saturare i colori, ma solo se il sole si trova a 90° rispetto all'asse fotografo-soggetto.
I consigli per la città
Aspetti di ripresa
Quando la fotografia riguarda un palazzo o un monumento, il primo aspetto da prendere in considerazione riguarda la scelta del punto di vista. È ben noto che una ripresa di edifici eseguita inquadrando dal basso porta a una sgradita esasperazione delle linee cadenti. È giusto chiedersi allora se e come, si possa evitare di mettersi in tali condizioni e se esistano alternative all'impiego di speciali ottiche decentrabili. A questo punto il problema diviene quello di un'accurata scelta dell'ottica da impiegare.
Meglio una focale lunga?
Sì. In molti casi è preferibile operare da lontano e ricorrere all'uso di un teleobiettivo o di uno zoom in posizione tele. Molte fotografie di grandi fotografi d'architettura sono realizzate con questo tipo di ottica. Consente di mantenersi a maggiore distanza e dunque di avere l'asse di ripresa, più facilmente, perpendicolare alla facciata dell'edificio e di conseguenza il piano del sensore parallelo alla facciata della casa.
Se non c'è spazio per fotografare da lontano, e dunque nemmeno per arretrare e per potere adoperare un teleobiettivo, come si deve fare?
La risposta in questo caso è semplice, ma chiede di sfoderare spirito d'iniziativa e persuasione. Occorre infatti adoperare obbligatoriamente un obiettivo grandangolare ma, nello stesso tempo, ci si deve anche ingegnare per ottenere il permesso di scattare da una finestra o da un balcone adatti. Ci si deve affacciare a mezza altezza, frontalmente rispetto all'edificio da inquadrare. In questo modo si eviterà di dovere inclinare la fotocamera e naturalmente si sfuggirà all'insidia delle linee cadenti.
La fortuna non sempre assiste i fotografi. A questo punto dobbiamo immaginare anche qualche alternativa. Che cosa si potrà fare se non si riuscirà a trovare una posizione di ripresa frontale sufficientemente sopraelevata?
Si potrà adoperare un obiettivo supergrandangolare. Sarà di focale cortissima, e quindi tale da consentire di inquadrare tutto l'edificio senza inclinare la fotocamera. Attenzione: in questo caso si verificherà un fenomeno sgradito, ovvero l'ottica riprenderà anche una grande porzione del selciato nella parte bassa della scena. Questo risultato però non ci spaventerà: l'eccesso di pavimentazione verrà infatti facilmente tagliato in sede di stampa delle copie, oppure in sede di ritocco sullo schermo del computer. Questa sarà allora una soluzione semplice, sicuramente efficace, alla quale ricorrere quando non si disporrà di un'ottica decentrabile.
Obiettivo decentrabile o fotoritocco?
Abbiamo già detto che adoperare un obiettivo specialistico, un decentrabile, potrà essere una soluzione professionalmente valida. In alternativa, ricorrere a una funzione di correzione prospettica in un programma di fotoritocco sarà un'altra ipotesi sicuramente efficace. Constatiamo che la prima sarà sensibilmente più costosa della seconda.