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TIPS & TRICKS

Congelare l'azione

Si scatta, ed ecco: si ferma anche l'azione che sfugge all'occhio. La fotografia fa un miracolo. Attenzione, però, perché non tutte le macchine consentono questa magia.

La fotografia, si usa dire, ha un grande pregio: sa congelare il tempo. Si tratta di una capacità davvero formidabile perché la durata dello scatto può essere così fulminea da consentire di cogliere, e quindi successivamente analizzare con comodo, eventi straordinariamente brevi. Non ci riferiamo solo ad opportunità molto gradite nel campo della fotografia scientifica o di investigazione, fino al caso limite dello studio del comportamento di un proiettile che esce dalla canna di un fucile; piuttosto, stiamo considerando due possibilità che affascinano i fotoamatori: la prima, non facile da realizzare, è quella di riuscire a scattare sempre con reale prontezza; la seconda è quella di riuscire a fermare anche azioni superveloci. Passiamo dalla teoria alla pratica. Nella fotografia familiare è successo a tutti i genitori di scattare di sorpresa al pargolo che corre e poi, con disappunto, scoprire che il soggetto appare decentrato - o addirittura fuori campo - sul bordo della fotografia; in tal caso, si sa, la colpa va data al ritardo di scatto della fotocamera, fastidioso inconveniente che spesso è originato dall'autofocus che deve avere il tempo di posizionarsi correttamente. Anche se è vero che qualche compatta digitale economica soffre ancora dell'inconveniente, che a volte è aggirabile pre-focheggiando nel punto dove transiterà il soggetto, negli ultimi tempi si può registrare un diffuso miglioramento, al punto che oggi, nel campo soprattutto delle reflex digitali d'alta classe, ai fotografi vengono proposti apparecchi capaci di scatti a dir poco fulminei. Rapidi quasi come il pensiero, dicono gli entusiasti. Le migliori reflex digitali disponibili sul mercato sono dotate di otturatore da 1/8000s, elettronica che consente 110 fotogrammi JPEG in sequenza, velocità a raffica di 10 f/s e con pulsante di scatto che ha un ritardo di risposta contenuto all'interno di due decimi di secondo. È la nuova pietra di paragone nel mondo della fotografia digitale.

Per quali fotografi?

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Lo Shinkansen, il treno superveloce, entra in una stazione di Tokyo. Quando il movimento del soggetto è frontale, cioè come in questo caso diretto verso il fotografo, la difficoltà di ripresa è certamente minore. La situazione è ben diversa se ci si propone di cogliere al volo uno scatto in una ripresa con soggetto in movimento trasversale, come nella seconda foto. Le possibilità sono due: scattare molto rapidamente e con un tempo d'otturazione rapido, se le condizioni di luce lo consentono, oppure... attendere che il treno si fermi, di solito perdendo però la spontaneità dei soggetti.

Questa'azione molto dinamica e veloce richiede tempi molto corti, intorno a 1/2000 sec, se si vuole evitare il mosso. Questo tempo è reso possibile anche grazie alla potente illuminazione del sole di mezzogiorno in un contesto tutto bianco come un pendio innevato.

A chi sono destinate le fotocamere caratterizzate dalla massima prontezza? A tutti. Infatti, riuscire a scattare al volo nel corso di un reportage, quando si catturano scene di strada, o anche semplicemente per cogliere meglio i giochi dei bambini, è un traguardo che tutti si pongono. Certamente, però, i campi d'elezione per le fotocamere dai riflessi fulminei sono soprattutto quelli frequentati dai fotografi sportivi e naturalisti. Per quanto riguarda i primi, il mix delle strumentazioni preferite è quanto mai vario ed è legato alle diverse discipline messe nel mirino. C'è chi privilegia ottiche zoom medio-lunghe, eccellenti per potere puntare con precisione (i fotografi dicono "chiudere l'inquadratura") su scene a media distanza; dall'altra parte, c'è chi scommette su ottiche molto luminose, spesso a focale fissa. Queste ultime, proprio con l'avvento del digitale, hanno dimostrato di avere molte carte da giocare; in particolare, sono molto apprezzate per la possibilità di utilizzare un obiettivo superluminoso. Si sa che la luminosità elevata è di aiuto nelle riprese indoor, che oggi si effettuano senza ricorrere a un flash che può disturbare; la tecnologia digitale, inoltre, consiglia di ricorrere alla disponibilità di alte sensibilità, grazie al perfezionarsi di software di controllo che minimizzano i disturbi di amplificazione. Il vero vantaggio dell'alta luminosità, però, è rappresentato dalla migliore risposta dell'autofocus. L'abbondanza di luce, così garantita, permette di combinare la prontezza di reazione con la precisione di messa a fuoco, due doti essenziali per ottenere delle belle fotografie.

Il pianeta natura

Uno scatto davvero fulmineo, per una lince lanciata sulla preda. Per questo genere di riprese non occorre soltanto un'attrezzatura di alto livello e un ottimo teleobiettivo, ma anche una perfetta conoscenza delle abitudini del soggetto e, normalmente, un lungo e paziente appostamento. Inoltre è necessario intuire e anticipare la direzione del movimento, altrimenti il soggetto è già fuori dal quadro al momento di scattare.

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Nel riprendere i bambini e i loro giochi, la prontezza d'azione è importante. Se ci si propone di cogliere al volo le semplici scenette tipiche dei bambini che giocano è necessario un teleobiettivo, per essere abbastanza lontani da non influenzarli, e molta luce per poter scattare con tempi brevi: i bambini si muovono sempre e non stanno volentieri in posa!

Tre scatti, realizzati a raffica stando sull'estremo opposto di un campo da tennis. È stata usata una reflex professionale, equipaggiata con un supertele da 300mm caratterizzato dalla massima luminosità f/2.8. L'ampia apertura ha consentito sia un tempo d'otturazione molto rapido sia una messa a fuoco precisa. Il soggetto, una giovane tennista in allenamento al Roland Garros di Parigi, è stato mitragliato con una raffica digitale, a otto fotogrammi al secondo, per una rapida sequenza.

Scendiamo nel concreto. Si preme il pulsante di scatto di una reflex digitale di alto livello e si scopre che l'attimo di ritardo rispetto alla reale apertura dell'otturatore, dopo che lo specchio reflex si è sollevato e l'autofocus ha compiuto la sua misurazione, su alcune macchine può essere anche solo di 30 millisecondi. Come dire: stiamo pensando di scattare ed ecco che la fotocamera già fotografa. Tra gli operatori che hanno tratto i massimi vantaggi da queste strumentazioni d'alto livello si possono annoverare molti fotografi naturalisti. Soprattutto quelli che, forti di una lunga esperienza, hanno saputo organizzare appositi capanni di ripresa e combinare le tecnologie di punta con una straordinaria pazienza. Tempo addietro, un grande fotonaturalista tedesco, Fritz Polking, diede una celebre risposta a chi gli chiedeva come avesse fatto ad eseguire una delle sue magistrali fotografie di animali in azione. Disse che era tutto molto semplice, che per farla occorreva soltanto un po' di pazienza e, alla fine, la decisione di scattare al momento giusto: "Il segreto è questo: vent'anni e 1/125s!". Negli ultimi anni, la tecnologia ha permesso di aumentare la rapidità di risposta dei sistemi autofocus portandola a traguardi superlativi; ha consentito di utilizzare silenziosissimi motorini ad ultrasuoni che hanno poca inerzia all'avvio e all'arresto e che permettono di seguire soggetti dal movimento estremamente rapido con elevata precisione, anche grazie a una molteplicità di cellule di misura della distanza. Il miglioramento dei sistemi di ribaltamento dello specchio reflex, la semplificazione della meccanica degli otturatori, l'aumentata capacità delle memorie temporanee nelle fotocamere digitali e la maggiore velocità di trasferimento dei dati verso le schede di memoria hanno fatto il resto. Nel loro piccolo, anche le compatte digitali di medio prezzo stanno adeguandosi e sempre più spesso permettono riprese in sequenza, più o meno veloce. La strada a favore di scatti spettacolari è stata dunque, più che aperta, spalancata. A raggiungere gli attuali risultati contribuiscono poi anche altre innovazioni, in primo luogo quella dei sistemi di stabilizzazione.

Niente più vibrazioni

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Alcune discipline sportive richiedono tempi d'otturazione molto veloci. Tra le reflex digitali d'alta classe, vi sono quelle che raggiungono anche 1/8000s, le migliori compatte digitali toccano 1/2000s. È quanto basta per fermare movimenti veloci. Se ci si dispone frontalmente al soggetto si è avvantaggiati perché la sensazione di spostamento relativo è minore, come in questo caso di corse d'auto su neve e ghiaccio.

L'anti-shake (lo stabilizzatore) è un dispositivo che ormai tende ad essere normalmente incorporato in parecchie fotocamere o direttamente in svariate ottiche; è progettato per percepire le eventuali vibrazioni della mano dell'operatore e neutralizzarle. Agisce attuando una contro-movimentazione, pilotata elettricamente, di un gruppo di lenti dell'obiettivo o del sensore della reflex e il suo effetto può essere davvero miracoloso, soprattutto quando si adoperano lunghissimi teleobiettivi e si devono effettuare scatti in ambienti in cui non è possibile utilizzare il treppiede, per esempio quando si scatta ad uccelli acquatici stando in barca. L'efficacia degli stabilizzatori è ormai ampiamente comprovata ed è tale che i dispositivi si sono diffusi anche su moltissime fotocamere digitali compatte.

ALTA SENSIBILITÀ ISO: ARMA A DOPPIO TAGLIO

Per catturare l'attimo servono riflessi pronti, non solo del fotografo ma anche della macchina fotografica. Il tuffo della foto qui sopra c'è ma non si vede perché la fotocamera che l'ha scattata non ha risposto istantaneamente alla pressione del tasto di scatto. Risultato: foto da buttare.

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Quest'altro tuffo, malgrado la "confusione" creata da uno sfondo troppo nitido, è stato catturato con perfetto tempismo. In questo caso l'unione macchina-fotografo ha reagito con grande precisione. Effetto riuscito.

Un appunto tecnico: lo stabilizzatore è un dispositivo molto efficace per contrastare l'instabilità del polso del fotografo e si rivela certamente utile per foto in luce ambiente scarsa, anche al crepuscolo o di notte. Ma la velocità d'azione dell'otturatore, il brevissimo tempo di scatto che serve per bloccare azioni anche fulminee, non è legata alla stabilizzazione, ma è piuttosto aiutata dalla disponibilità di alte sensibilità ISO. Queste oggi vengono offerte, con sempre maggiore convinzione, anche su fotocamere compatte. Una alta sensibilità ISO è molto utile, ma soltanto se i progettisti le raggiungono senza introdurre eccessivi disturbi di amplificazione, che in campo digitale si manifestano con il classico rumore (pixel verdi e rossi nelle aree scure) che è l'equivalente dell'eccesso di grana che caratterizza le vecchie pellicole High-Speed.

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