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TIPS & TRICKS

I filtri ottici e virtuali

Ai più classici accessori fotografici in vetro si è affiancata la possibilità di un intervento di fotoritocco. Si ottengono risultati analoghi, ma anche molto di più.

I filtri di vetro, da avvitare davanti all'obiettivo, sono nati per la fotografia in bianco e nero e reputati subito indispensabili per scurire i cieli e fare risaltare candidi nuvoloni, per simulare effetti di temporale anche in una bella giornata estiva e così via. Dopo l'avvento della fotografia a colori i filtri sono divenuti soprattutto accessori di correzione; hanno protetto le pellicole dall'eccesso di raggi UV, presenti in particolare in spiaggia e in alta montagna, dannosi perché riducono la nitidezza e generano sgradite dominanti azzurrine. Qualche filtro di pallida tonalità arancio ha aiutato a contrastare i toni freddi delle riprese in "ombra scoperta", situazione molto comune quando si scattano ritratti all'ombra di un palazzo, con luce riflessa. Poi, a scompaginare gli equilibri, è arrivata la fotografia digitale.

Filtri direttamente dalla fotocamera

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Questo scatto preserale alla luna (prima foto) è interessante ma un po' "plumbeo". Con un filtro colorato (seconda foto) è possibile dare una personalità all'immagine e magari un coordinamento con altre fotografie o con gli ambienti in cui sarà esposta.

La possibilità di adoperare una correzione elettronica dell'immagine ha schiuso affascinanti possibilità ai fotografi. Infatti molte fotocamere, anche tra le comuni compatte digitali, incorporano diverse regolazioni di correzione. Come nel campo del bilanciamento cromatico, cioè per esempio una correzione che introduca una filtratura azzurra per compensare l'eccesso di giallo-rosso che si verifica scattando in casa alla luce delle lampadine a incandescenza, o il verdastro dei tubi fluorescenti. È una correzione che un tempo veniva affidata a filtri caldi oppure freddi, ad esempio i Wratten 85B (ambra) oppure 80A (azzurro), utili nel primo caso per adoperare in esterni una pellicola nata per luce artificiale oppure, nel secondo caso, una pellicola per luce diurna in interni illuminati da una luce al tungsteno. Altro campo dove la correzione elettronica risulta essere vantaggiosa è quello della vivacizzazione dei soggetti. Per questo esistono impostazioni di correzione a favore di una scena più calda o più fredda, oppure tarature che intervengono sulla saturazione del colore e che favoriscono una migliore resa in ritratti oppure in scene molto colorate. Il fotografo digitale può persino decidere di abbandonare decisamente la ripresa a colori e, un po' come se cambiasse pellicola o adottasse quelli che un tempo erano artifici di camera oscura, passare direttamente a una ripresa in bianco e nero oppure in tono seppia.

Anteprime istantanee a video

Originale: l'incrociatore Belfast, davanti al londinese Tower Bridge, ripreso con un obiettivo da 300mm. Fredda scena invernale, prevalenza un po' eccessiva di toni azzurri. Fotografando su pellicola sarebbe stato consigliabile un filtro ottico n.81B, o magari n.85.

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Filtratura calda: applicazione di filtro fotografico (equivalente a n.85, intensità 25%) con il programma Adobe Photoshop. La scena è più naturale, come se le nuvole avessero lasciato spazio ad un pallido sole invernale sul Tamigi.

Negare il colore: con un software di fotoritocco è facile passare dal colore al bianco e nero, operazione che un tempo richiedeva la camera oscura. È elementare applicare una desaturazione, e poi una conversione in scala di grigi, ritoccata nelle densità nel comando Livelli.

Filtratura seppia: può essere applicata direttamente in macchina, in alcune fotocamere, oppure tramite software di fotoritocco. Dà un sapore di immagine d'altri tempi. A video l'intervento è graduabile, in intensità e livelli di contrasto, con una precisione sconosciuta alla stampa di ieri.

Adoperare filtri fotografici ottici consente di attivare l'effetto desiderato e, sulle fotocamere digitali, anche di verificarlo immediatamente sul visualizzatore. Adoperare filtri software significa poter modificare la scena con immediatezza, se sono incorporati nella fotocamera, ma anche rimandare l'intervento correttivo in un secondo tempo, in studio. In ogni caso tuttavia, permette di agire ampiamente in un secondo tempo, spesso decidendo modifiche che all'atto della ripresa non si era pensato di fare. Sotto questo profilo va sottolineata la versatilità del sistema digitale che consente di intervenire su immagini a colori ma anche di passare in un secondo tempo al bianco e nero e, con attenzione, di applicare su questo ulteriori filtrature.

I filtri digradanti

Un pallido tramonto: le vasche calcaree di Pamukkale in Turchia al tramonto. Il sole sta già scomparendo all'orizzonte, ma la foschia estiva filtra eccessivamente i toni caldi tipici del tramonto, che vanno un po' a perdersi, soprattutto in cielo, mentre i riflessi sull'acqua ci sono.

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Il tramonto corretto: è stato impiegato un filtro digradante arancio. Così, è stato aggiunto forzatamente un colore vivo, che ha dato enfasi alla scena. L'importante nell'utilizzo di un filtro come questo è di non esagerare: la scena così è ancora credibile e i riflessi arancio sull'acqua lo confermano.

Troppa luce nel deserto: il pulmino corre su una lingua di asfalto che taglia in due il deserto. La grande luce, la foschia e i toni tenui del terreno fanno che sì che lo scatto sia incolore, fin troppo "slavato", quasi freddo.

Emozioni intense a 50 gradi: l'utilizzo di un doppio filtro digradante (blu in altro e giallo in basso) crea un effetto un po' forzato ma di sicuro impatto. Il deserto diventa "rovente" e contrasta con un cielo totalmente azzurro.

Tra i problemi dei fotografi c'è quello di imbattersi in soggetti, ad esempio paesaggi, in cui sono presenti contrasti di luce eccessivi. Infatti, se si regola la fotocamera perché riesca a leggere bene i dettagli nelle aree più in ombra, si nota che inevitabilmente si bruciano esageratamente le zone più illuminate. E viceversa. Una soluzione al problema l'hanno escogitata i fabbricanti di filtri ottici. Hanno realizzato accessori ad intensità digradante: in essi il colore del filtro è molto intenso su di un estremo, mentre sull'altro può anche essere "incolore", cioè mostrare semplicemente un tono di grigio. Il risultato sarà spesso spettacolare: non è difficile rendere fiammeggiante un cielo, adoperando un filtro digradante colorato, in modo da simulare efficacemente un effetto di tramonto anche quando l'orizzonte sarà in realtà scialbo e grigiastro. I sostenitori del fotoritocco su computer diranno che la possibilità di sovrapporre un colore sfumato è una funzione facilmente disponibile a video. Ma in realtà i filtri digradanti fanno anche qualcosa di diverso: la correzione fotografica viene applicata anche sull'intensità di luce che raggiunge il sensore. Il vero vantaggio è quindi riequilibrare i contrasti esistenti tra aree chiare e aree scure. Il filtro in questo caso risulta spesso prezioso negli scatti in controluce e a volte riesce a semplificare riprese ritenute difficili da realizzare.

Filtri o aggiuntivi ottici?

reflex digitali canon

Ha senso adoperare filtri in vetro sulle fotocamere digitali? La risposta è sì, se si punta semplicemente alla più facile ripetibilità dei risultati. Oppure, considerando un filtro di tipo digradante, se lo si interpreta come un aiuto per equilibrare l'esposizione e non soltanto i colori. Invece la risposta è no se si pensa che molte correzioni che ieri angustiavano i fotografi, come la riduzione dell'azzurro della foschia nelle foto di paesaggio o le compensazioni di toni blu nelle riprese in ombra all'aperto, oggi possono essere facilmente effettuate a computer, in un secondo tempo. La nascita di qualche programma software che sia dedicato espressamente a compiti particolari, come le riprese di ritratto, ha reso articolato il tema della filtratura nel mondo della fotografia digitale. Le possibilità di intervento in questi casi sono state dilatate. Hanno coinvolto anche la restituzione più fedele del colore dell'incarnato, oppure la graduazione dell'effetto soft, quello della morbidezza dell'immagine. Si tratta di opportunità che in tempi recenti sono state introdotte anche come funzioni aggiuntive in qualche fotocamera digitale.

Scansione con restauro

Brutta dominante: una diapositiva scattata a Londra si è alterata nel tempo, introducendo una dominante di colore. Ecco lo scatto originale, alterato. Il fotografo è intervenuto per un salvataggio, con lo scanner.

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Colori corretti: al momento della digitalizzazione con lo scanner sono state introdotte opportune correzioni, non molto marcate ma efficaci, per ridurre gli slittamenti di colore e riequilibrare i contrasti.

In lavorazione: la videata con i comandi dello scanner, comparsa sul monitor del computer, mostra l'immagine "prima e dopo la cura". In questi casi è sempre meglio intervenire principalmente al momento della digitalizzazione.

Una possibilità da non sottovalutare è quella di effettuare filtrature correttive non soltanto in un secondo tempo ma già quando si acquisiscono fotografie analogiche, stampe o diapositive, con lo scanner. In questo caso vale una regola d'oro. La raccomandazione elementare, infatti, è quella di effettuare preferibilmente le correzioni di colore al momento della digitalizzazione, cioè prima di iniziare la scansione, piuttosto che intervenire in un secondo momento con il tradizionale fotoritocco a computer.

Il mercato è cambiato

Una vista di St.Moritz da una sponda del lago. Una foto senza una grande personalità che può acquistare una nuova dimensione con un trattamento con i filtri, ottici o virtuali.

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In questo esempio con un filtro virtuale di enfatizzazione di alcune tinte si è ricreata l'estetica delle prime emulsioni a colori, tipica delle prime cartoline a colori o delle foto anni ‘60.

I fabbricanti di filtri fotografici ottici, messi in crisi dall'avvento del digitale, hanno reagito da una parte perfezionando continuamente i propri prodotti, soprattutto sotto l'aspetto del trattamento antiriflesso che deve essere adatto alle superfici fortemente specchianti dei sensori digitali; dall'altra hanno proposto essi stessi efficaci software capaci di simulare gli effetti di tutti i filtri ottici di uso comune e di fare anche qualcosa di più, in campi mirati come, ad esempio, quello del ritratto.

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