È ora di cambiare TV

Autori vari9 MARZO 2022

È ora di cambiare il vecchio TV, mai come oggi ci sono tutti i presupposti per l’acquisto di un televisore che integri tecnologie e funzionalità che non rischiano l’obsolescenza a breve termine. Senza dimenticare che i nuovi TV consentono un risparmio energetico notevole rispetto ai modelli più datati

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Il momento giusto per un TV nuovo è questo.  Mai come ora nell’ultimo decennio si sono create le condizioni per un acquisto sereno del televisore; un acquisto che massimizzi la resa del proprio investimento e lasci tranquilli sul futuro. Infatti, solo ora si è chiarito come evolveranno le trasmissioni TV (il nuovo digitale terrestre, il ruolo del satellite, il grande sviluppo dello streaming), con tutti i relativi standard: è per questo che i migliori TV in commercio in questo momento sono al riparo dai rischi di obsolescenza. Inoltre, grazie a una qualità di immagine impensabile solo pochi anni fa e prezzi sempre più convincenti, acquistare ora un TV esalta come non mai il rapporto qualità-prezzo e soprattutto soddisfa l’esperienza d’uso di tutta la famiglia. Anche di coloro che sono più attenti all’estetica e ad un impatto “morbido” se non addirittura “trasparente” della tecnologia. I nuovi TV hanno ridotto così tanto le dimensioni delle cornici e gli spessori da diventare oramai pura immagine: praticamente il design perfetto. In questo speciale ecco tutti i “perché” di una buona scelta di un TV: ognuno, a seconda dei propri desideri e delle proprie inclinazioni, potrà scegliere le caratteristiche di un nuovo TV più adatte e rilevanti rispetto al proprio profilo di utilizzo, così da identificare il modello giusto e fare un acquisto consapevole e rassicurante.

Perché grande

Con i vecchi tubi catodici, per limiti puramente tecnologici le dimensioni schermo si fermavano a 36” e si trattava di apparecchi profondissimi e che superavano ampiamente i 50 kg di peso. Con l’avvento degli schermi piatti, si è passati a dimensioni più adeguate ai nostri salotti, pur con spessori finalmente contenuti: sono arrivati quindi i 42” e i 50”, inizialmente molto costosi. Oggi, grazie al progresso tecnologico e alla riduzione dei prezzi, i modelli più venduti come primo televisore di casa sono 55” (una diagonale di 140 cm, che corrisponde a una larghezza dello schermo di 122 cm e un’altezza di 79 cm) ma non mancano TV a prezzo accessibile da 65” e più. Una rivoluzione avvenuta in pochi anni e che potrebbe spiazzare molti: abituati a un vecchio TV dalle dimensioni contenute, un grande schermo di oggi potrebbe sembrare esagerato, uno spreco o addirittura nocivo per la vista.

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Cosa dice la scienza: la regola per determinare lo schermo ottimale

In realtà la scienza ci spiega una cosa molto diversa: sulla base della “risoluzione” massima visibile dell’occhio umano, la dimensione ideale per lo schermo dipende inevitabilmente dalla distanza di visione e dalla risoluzione delle immagini. Considerando la risoluzione delle immagini sempre più 4K (ma a tendere anche 8K), la dimensione giusta del TV (in pollici) è pari circa alla distanza di visione in metri per 50 volte; ovviamente si tratta di un valore medio, che ha delle ragionevoli tolleranze verso il basso e l’alto. Questo significa che, per esempio, per un salotto con il divano a 3 metri dallo schermo, il TV consigliato per cogliere tutta la risoluzione del formato 4K è intorno ai 150” (3 metri per 50, appunto). Ovviamente il fatto che i TV oggi sono prevalentemente 4K potrebbe spingere verso schermi sempre più grandi a parità di distanza di visione, che nella maggior parte delle case non è cambiata al pari dell’evoluzione tecnologica. Ribaltando il punto di vista, l’avvento del 4K rende possibile avvicinarsi molto di più allo schermo a parità di polliciaggio, grazie al fatto che la definizione è notevolmente più alta e le immagini non appariranno mai sgranate a causa della visibilità della griglia dei pixel o, come capitava con i vecchi TV “a tubo”, delle linee di scansione.   Nel caso degli schermi 8K i vincoli sulla dimensione dello schermo si allentano ancora di più: gli standard internazionali propongono come moltiplicatore ideale per la dimensione dello schermo un fattore di 100, vale a dire, sempre nel caso di una distanza di visione di 3 metri, uno schermo di addirittura 300 pollici!

Nella maggior parte dei casi, più grande è meglio è

Se si prova a fare qualche simulazione, si scopre che nella maggior parte dei casi, quindi, lo schermo consigliato è semplicemente il più grande che è possibile ospitare nello spazio riservato al TV (e che ovviamente sia compatibile con la spesa prevista). 
Vanno fatte due considerazioni importanti: i TV attuali hanno spesso una cornice praticamente ridottissima, quasi inesistente, mentre quelli un po’ datati possono avere cornici anche nell’ordine dei 10 cm. Questo vuol dire che, passando da un vecchio TV a uno attuale, a parità di ingombro, è possibile scegliere un TV dallo schermo più grande. E infine bisogna sfatare la più grande leggenda metropolitana sulla dimensione dei TV: uno schermo grande NON fa assolutamente male alla vista, soprattutto con i TV LCD e OLED, che non emettono radiazioni elettromagnetiche; piuttosto, con le trasmissioni che sono sempre più “grafiche” e da leggere (basti vedere i titoli che scorrono di continuo sotto i telegiornali), è piuttosto uno schermo piccolo a far male agli occhi poiché costringe, anche inavvertitamente, a sforzare la vista.

Perché il nuovo TV è come minimo 4K

Ormai tutti i televisori (anche quelli di taglio relativamente piccolo) sono dotati di un pannello 4K (chiamato anche Ultra HD), ovvero con una risoluzione pari a 4 volte quella di un normale TV HD. Uno schermo 4K, infatti è composto da 3840x2160 pixel, contro i 1920x1080 del Full HD. La maggior parte dei produttori, sulla fascia top di gamma, ha anche a listino modelli 8K, che hanno a loro volta una risoluzione 4 volte superiore a quella 4K e quindi 16 volte quella del formato Full HD, con 7680x4320 pixel.
Si potrebbe pensare, a ragione, che la scelta di un TV in risoluzione 4K sia oramai un “obbligo”, visto che è oggettivamente difficile trovare dei buoni TV con il pannello nella più classica risoluzione Full HD 
.  E del resto è tempo di guardare avanti: tranne sui televisori di piccole dimensioni, dove sarebbe davvero impossibile percepire la differenza di una risoluzione più alta con una visione dalle normali distanze di utilizzo di un TV, scegliere un apparecchio 4K Ultra HD è senza dubbio la scelta migliore per sfruttare anche l’abbondanza di contenuti oggi disponibili sui principali servizi di streaming. 

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Ottimo con i contenuti in Ultra HD, un TV 4K funziona bene anche con il Full HD

Una maggiore risoluzione dello schermo equivale anche a una qualità di visione migliore; questo però a patto di avere contenuti che siano di elevata qualità e che abbiano la stessa risoluzione dello schermo stesso: quando si vede un segnale HD o un classico segnale televisivo a definizione standard dal digitale terrestre il televisore deve ricalcolare dei pixel per spalmare l’immagine sul pannello più risoluto, spesso con vantaggi tangibili modesti. Quando però il segnale di partenza è un vero 4K Ultra HD la qualità è decisamente superiore, una differenza che si apprezza soprattutto su schermi grandi e da una distanza di visione non eccessiva.  

Tanti contenuti 4K già accessibili, tantissimi in arrivo

Oggi i contenuti 4K, pur minoritari nel panorama televisivo tradizionale, iniziano ad essere diffusi e la strada è ormai tracciata: quasi tutte le nuove serie TV vengono prodotte in 4K e lo stesso vale per i contenuti cinematografici. Netflix  ha a catalogo numerosissime serie tv in 4K; anche Amazon Prime Video e Disney+ offrono già oggi un catalogo di film recenti in 4K per la visione in streaming direttamente sul TV. Prime Video, inoltre, ha iniziato a trasmettere alcune partite di calcio in 4K in streaming e continuerà a farlo sempre più ora che è entrata nel mondo dello sport. Anche Sky, alla quale va il merito di aver diffuso capillarmente l’alta definizione in Italia, si sta preparando al grande salto: l’arrivo del nuovo decoder Sky Q, atteso per i prossimi mesi, dovrebbe portare all’inizio del prossimo anno alla nascita dei primi canali Ultra HD.

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Sempre restando in ambito televisivo, via satellite, da segnalare il canale 4K gratuito della Rai che trasmette, per ora ancora su base discontinua, contenuti di notevole valore, eventi sportivi e partite di calcio: la Rai ha mandato in onda, per esempio, in 4K gli Europei di calcio e probabilmente trasmetterà in 4K anche i prossimi eventi sportivi di rilievo per i quali ha i diritti.  Un’altra grande fonte di contenuti 4K, e persino 8K, è YouTube: sulla piattaforma sono molti i video caricati in 4K, alcuni di stupefacente bellezza per risoluzione e colori. Per gli appassionati del supporto fisico non si possono dimenticare i Blu-ray Ultra HD, versione evoluta del Blu-ray: la miglior qualità possibile è incisa su questi dischi da 12 cm e oggi in commercio si trovano almeno 150 titoli e la maggior parte delle uscite recenti è disponibile anche nel nuovo formato. Infine, il 4K è ormai disponibile anche sulle diverse piattaforme di video on demand per il noleggio o l’acquisto di film, anche in HDR.

Per gli appassionati di gaming occhio all’HDMI: meglio con VRR e 4K a 120 Hz

Un pannello 4K è perfetto anche per chi gioca, e non solo da PC dove ormai tutti i giochi supportano la risoluzione più elevata: PlayStation 5 e Xbox Series X nascono per il gaming in 4K, una vera gioia per gli occhi. Per chi è interessato in particolar modo al gaming da console, i televisori più recenti sono dotati di ingressi HDMI 2.1, e in particolar modo delle funzioni Variable Refresh Rate o VRR e del supporto per il formato video 4K a 120 Hz. Si tratta di caratteristiche che migliorano la fluidità di immagine dei videogiochi da console , nel primo caso sincronizzando in tempo reale il numero di fotogrammi al secondo tra console e TV, nel secondo portando il numero massimo di fotogrammi al secondo fino a 120, migliorando non solo fluidità ma anche precisione e tempo di risposta per il videogiocatore. Si tratta di funzionalità che servono davvero in primo luogo per l’abbinamento a console per videogiochi e che non sono invece fondamentali per chi è più interessato a programmi TV, serie e film.

Perché HDR

La nuova frontiera del video è l’HDR, High Dynamic Range, ovverosia l’alta gamma dinamica. Per capire perché è importante un TV HDR è necessario capire come funziona l’HDR. Molti avranno sentito questa parola associata alle fotografie e consiste nella capacità dell’intera catena di catturare e riprodurre immagini con una gamma dinamica più ampia, ovverosia in grado di riprodurre contemporaneamente scuri più dettagliati e non troppo chiusi e chiari luminosissimi. Insomma, molto più vicino alla visione del nostro occhio che a quanto ci hanno abituato fino ad oggi video e fotografia.

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I TV HDR sono meravigliosi con i contenuti HDR

Serve però che sia i contenuti che il TV siano compatibili: un video HDR su un TV non HDR si vedrà in maniera convenzionale; allo stesso modo un video standard su un TV HDR si vedrà certamente bene ma senza sostanziali novità rispetto al passato.  Senza entrare troppo nel dettaglio un video HDR è un particolare contenuto che viene ripreso e creato con videocamere dotate di sensori ad altissima dinamica ed è quindi in grado di restituire, soprattutto in condizioni di elevata luminosità, colori decisamente più accurati e una percezione di maggior realismo. Un sole o una scintilla su un TV HDR deve essere luminosissima sullo schermo ma non per questo deve deprimere le zone in ombra, che devono rimanere leggibili: in poche parole un TV HDR con un segnale HDR produce una immagine più vicina alla realtà. Cosa che invece non può accadere senza contenuti HDR e soprattutto senza televisori HDR.

HDR significa alta luminosità di picco e colori più brillanti

Per poter essere HDR un TV deve quindi non solo essere capace di riconoscere il segnale con l’opportuna codifica ma deve anche avere un pannello in grado di spingere forte sul livello di luminosità di picco, anche per pochi istanti. Sull’HDR è il TV di qualità a fare la differenza: i TV LCD di fascia alta come i QLED di Samsung o i top di gamma Sony LCD sono in grado di raggiungere una luminosità di oltre 1500 candele al metro quadro mentre i TV OLED, che raggiungono fino a 1000 candele circa, possono compensare con un livello del nero assoluto, condizione questa fondamentale per avere un’altissima dinamica nelle scene.  L’HDR nel video è forse più importante dell’Ultra HD, perché in molti casi la differenza è più netta e percepibile, anche se ormai quasi tutti i contenuti prodotti sono sia HDR che 4K. Ad oggi si possono trovare contenuti HDR nei videogiochi, sui Blu-ray Ultra HD, in streaming e nelle trasmissioni televisive. 

Diversi standard HDR: occhio alla sigla 

L’unica cosa a cui fare attenzione è lo standard perché quando si parla di HDR esistono tre diversi formati: HDR10, HLG e Dolby Vision. Quelli più diffusi sono i primi due, dove l’HDR10 è quello universale che ogni dispositivo HDR deve essere in grado di riconoscere mentre l’HLG è quello pensato per le trasmissioni televisive e sarà utile soprattutto con le trasmissioni di Sky e RAI in 4K. Il Dolby Vision, spinto dalla nota azienda americana, è supportato ormai da una vastissima gamma di produttori ed è oggi possibile trovarlo anche prodotti di fascia entry level, e ha il vantaggio di adattare dinamicamente i contenuti in base alla massima luminosità di picco espressa dal particolare modello di televisore, per una visione sempre ottimale. Questa caratteristica, è stata implementata da Samsung, Panasonic e altri produttori in un nuovo formato che prende il nome di HDR10+, ed estensione dell’HDR10 “liscio”, ed è un’alternativa “aperta” al proprietario Dolby Vision. In ogni caso, tutti i servizi di streaming offrono contenuti in HDR10, con Netflix e Disney+ che però offrono anche Dolby Vision, e Amazon Prime Video che invece ha scelto HDR10+. Sul mercato ci sono diversi produttori che supportano tutti gli standard HDR, ma ce ne sono alcuni che hanno fatto una scelta di campo: Samsung supporta solo HDR10+, LG e Sony hanno scelto solo Dolby Vision, in entrambi i casi oltre ad HDR10 e HLG naturalmente.

Serial e film in HDR già disponibili. Trasmissioni TV in arrivo

I più prolifici fornitori di contenuti HDR oggi sono Netflix, Disney+ e Amazon Prime Video: quasi tutte le serie più recenti e molti documentari sono ripresi nel formato ad alta dinamica e sono una vera gioia per gli occhi. Ma non sono gli unici: la sorgente HDR per eccellenza è l’Ultra HD Blu-ray disc (evoluzione del Blu-ray disc i cui lettori sono compatibili con i dischi precedenti e anche con i DVD), con contenuti 4K HDR che offrono il massimo della qualità, con una rappresentazione della realtà totalmente rivoluzionaria rispetto al passato. Anche le emittenti TV (come RAI e SKY, per esempio) si stanno preparando a trasmettere in 4K HDR. Produttori, registi e addetti ai lavori concordano tutti su una cosa: l’HDR è la tecnologia che più di tutte cambierà la fruizione dei contenuti nei prossimi anni, tanto che in diverse emittenti stanno già studiando il modo di trasmettere in HDR anche senza passare, per il momento, in 4K ma restando in Full HD. 

Perché “future proof” e Smart

Queste sono le settimane dello switch-off della vecchia codifica MPEG-2 da parte delle televisioni italiane, con il passaggio alla più recente MPEG-4 AVC e, in prospettiva futura HEVC con il nuovo sistema di trasmissione DVB-T2, già da anni obbligatorio per legge su tutti i nuovi televisori venduti. Ma il futuro potrebbe non essere fatto solo di digitale terrestre: già oggi molti contenuti di alta qualità arrivano dal satellite: non alludiamo solo alla pay TV ma anche ai tanti canali gratuiti, come quelli della piattaforma tivùsat, sulla quale, per esempio, RAI trasmette già il suo canale 4K. Una gran parte dei TV attuali nasce già equipaggiato anche con il sintonizzatore satellitare integrato, così da non richiedere alcun decoder esterno per la visione di questi canali. Dato che le frequenze destinate al digitale terrestre sono definitivamente destinate a ridursi (passando al 5G), è ragionevole ipotizzare nei prossimi anni un sempre maggior ricorso alle trasmissioni satellitari: un TV con tuner satellitare a bordo è sicuramente da consigliare a chi vuole un prodotto che non diventi obsoleto nei prossimi anni. E poi c’è lo streaming: sempre più i contenuti video arrivano dalla rete. YouTube, Netflix, Prime Video, Disney+, Rai Play, Mediaset Infinity e così via. La garanzia di massima compatibilità viene dalla diffusione della piattaforma: quanto più è presente a casa degli italiani, tanto più i fornitori di contenuti saranno invogliati a sviluppare l'app compatibile. Per questo motivo, per chi è interessato ai contenuti in streaming di oggi, ma soprattutto di domani, è bene che si orienti su un TV di una marca di successo, di un produttore che sicuramente ci sarà anche nei prossimi anni. 

Tre modalità di accesso ai contenuti: numero perfetto

E allora, quali sono i requisiti per un TV davvero a prova di futuro? Innanzitutto deve integrare le tre modalità di ricezione che si contenderanno l’attenzione e il tempo degli spettatori: tuner digitale terrestre (ovviamente con i nuovi standard), tuner satellitare e streaming. E poi, ovviamente, prediligere un grande produttore, che dà le massime garanzie di apertura della piattaforma smart al maggior numero di app e di futuri aggiornamenti del firmware.

Perché OLED

L’ultima tecnologia in fatto di TV si chiama OLED (nulla a che spartire con il LED) ed è l’evoluzione più interessante degli ultimi anni sul fronte della qualità di immagine. I grandi vantaggi dei pannelli OLED sono principalmente due: l’incredibile sottigliezza (oramai siamo nell’ordine dei due-tre millimetri); e il fatto che ogni pixel è “autoilluminante”, ovverosia non richiede una retroilluminazione fornita da una fonte luminosa separata (il LED nei TV LCD): è il pannello stesso ad essere in grado di emettere luce. Questo fa sì che la luce residua sui neri sia praticamente nulla, portando così il rapporto di contrasto all’infinito e il microdettaglio percepito dell’immagine ai massimi livelli. Il risultato è che l’OLED, in termini di qualità di immagine, sia giudicato oggi senza rivali, soprattutto se la visione non avviene in ambienti molto luminosi. 

Quest’anno arriva anche il 42 pollici e i prezzi si fanno finalmente accessibili 

Nei primi anni dalla loro introduzione, i TV OLED erano costosissimi, arrivando a sfiorare anche i 10mila euro per un 55”; oggi, grazie all’aumento esponenziale della produzione e alla messa a punto dei processi, un TV OLED ha un costo assolutamente comparabile a quello di un buon LCD. Il vero vincolo posto da questa tecnologia è che non esistono TV OLED di piccolo taglio: i formati disponibili partono dal 42”, in arrivo proprio quest’anno per passare al 55”, 65” e ai più costosi 77”, 83” e persino 97”. Il capofila dei marchi impegnati sul fronte OLED è LG, che è anche il principale produttore di pannelli, ma TV OLED molto belli, sia esteticamente che per le prestazioni, sono presenti anche nelle gamme di Hisense, Panasonic, Philips e Sony. Tutti produttori di TV OLED, ovviamente, hanno in gamma anche TV LCD (una tecnologia più matura) anche per avere un’offerta completa dei tagli sotto i 42”.

Perché “stiloso”

In un TV l’immagine è tutto, anche sul fronte del design: le cornici abbondanti attorno allo schermo sono state sostituite, oramai, da sottilissimi ed eleganti profili; gli spessori si sono così tanto ridotti da abbattere quasi totalmente la terza dimensione, tanto che lo schermo tende ad apparire come un foglio. Effetto che viene massimizzato (anche a TV spento) dai modelli a schermo curvo: al di là del maggior senso di avvolgimento, che però è percepibile solo con schermi di grandi dimensioni a distanze abbastanza ravvicinate, gli schermi curvi alleggeriscono ulteriormente l’impatto del TV che perde l’effetto “monolite” per diventare leggiadro e apparentemente flessibile. 

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Il TV come un quadro, con le opere d’arte e l’effetto “carta”

Addirittura “mimetica”, invece, la proposta di Samsung con la serie Frame: si tratta di un ottimo TV QLED che è camuffato da quadro. Innanzitutto nell’estetica, visto che il TV ha una cornice del tutto identica a quella di un quadro convenzionale. Ma la principale innovazione sta nel funzionamento: questi TV, oltre ad offrire la visione televisiva tradizionale, hanno una modalità di funzionamento particolare nella quale riducono drasticamente la luminosità per adeguarla automaticamente a quella ambiente; in questo modalità di funzionamento a bassissimo consumo, l’immagine riprodotta (generalmente un poster o un dipinto) sembra proprio un quadro, una tela o un foglio di carta: il TV, così, fino a che non viene il momento di utilizzarlo per la visione delle comuni immagini video, si mimetizza completamente nell’ambiente.  

Anche il “lato B” conta

Il design dei TV ha fatto poi in questi anni passi da gigante:  nei migliori modelli oramai è diffuso l’utilizzo di materiali e profili più sofisticati per cornici e piedistalli, con le finiture metalliche che hanno spesso preso il posto delle meno nobili plastiche. Non mancano poi i prodotti TV dotati di finitura estetica anche sullo schienale posteriore, con tanto di canali passacavi interni al telaio per evitare qualsiasi filo a vista: soluzione ideale per chi deve posizionare il TV non a ridosso di una parete ma in una posizione che lasci visibile e scoperto anche il “lato B”. 

Giocare con la luce per far partecipare allo spettacolo tutto l’ambiente

Per chi cerca, poi, la massima integrazione con l’ambiente esterno, ci sono i TV Ambilight, prodotti da Philips, che integrano sullo schienale posteriore un sistema di illuminazione ambientale a luce colorata che si coordina dinamicamente con luminosità e tinta delle immagini sullo schermo. Per una maggiore integrazione, si possono installare nella stanza anche altre luci della serie Philips Hue che possono essere anch’esse coordinate in colore e intensità in tempo reale con quelle emesse dal TV: lo spettacolo avvolge tutta la stanza.

Perché low energy

I vecchi TV non ci andavano troppo per il sottile con i consumi energetici, né in funzionamento né in stand-by. I TV attuali, sotto la spinta delle normative europee e internazionali tese a limitare i consumi energetici, sono diventati decisamente più attenti e l’etichetta energetica, ora obbligatoria per ogni TV in vendita, dà chiaro segno dei progressi compiuti. Nel 2021, sono entrate in vigore le nuove etichette energetiche europee e le classi A con tutti i vari + sono sparite dai nuovi TV in vendita, che sono per lo più di classe G o F. Questo non vuol dire che improvvisamente i nuovi TV consumino di più, ma semplicemente che il regolatore ha posto obiettivi ambiziosi per i consumi energetici dei prodotti dei prossimi anni e quello che ieri rientrava nella classe A, con i nuovi parametri finisce in una classe inferiore. Basti pensare che negli ultimi 10 anni i consumi medi di TV si sono più che dimezzati per capire quanto un TV datato possa determinare costi nascosti in energia che generalmente non vengono considerati.  

Il risparmio energetico: quanto mai importante

Tanto per fare un esempio, prendiamo un TV 55” che quando è acceso impegna una potenza di poco superiore ai 100 watt con un consumo annuo (basato su un funzionamento di 1000 ore come da nuove etichette, pari a circa 2,7 ore al giorno) attorno ai 150 chilowattora (kWh). Il costo dei kWh, l’unità di misura dell’energia elettrica, come sappiamo oggi è lievitato considerevolmente, con un valore di riferimento dell’autorità dell’energia superiore ormai ai 0,36 euro/kWh. Questo significa che il TV del nostro esempio costa in energia elettrica circa 55 euro all’anno. Il consumo stimato annuo è riportato su tutte le etichette energetiche: dovendo scegliere tra due TV con consumi differenti, il confronto è presto fatto: per ogni 10 KWh “risparmiati” sull’etichetta, si ha un risparmio nominale pari a 3,6 euro su 1000 ore di utilizzo. Ovviamente, tutto va riproporzionato all’uso che si fa dell’apparecchio: se lo si tiene acceso per 8 ore al giorno, il risparmio ottenibile scegliendo un modello più efficiente sarà più elevato rispetto a quanto riportato sull’etichetta energetica; parimenti, se invece l’abitudine di utilizzo si ferma a 2 ore al giorno, il risparmio agganciabile sarà leggermente inferiore. Ma quello che più conta è il risparmio energetico che si ottiene con un nuovo TV, rispetto a uno datato: su un TV a grande schermo (tra i 50 e i 55”) di 10 anni fa e uno di oggi, il divario è enorme e può consentire anche un risparmio notevole su l’anno intero su un profilo di utilizzo consueto per le famiglie italiane. Non si può non tenerne conto nella scelta di un nuovo apparecchio.