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Insert coin to start: perché il Retrogaming Arcade è ancora vivo

Redazione MediaWorld26 MAGGIO 2025

Il retrogaming conta ancora molti appassionati. Si tratta di un’operazione di marketing nostalgico o è davvero ancora un modo da scoprire?

In un’epoca sorprendentemente digitale e all’insegna dell’Intelligenza Artificiale, con nuovi titoli che escono ogni giorno su piattaforme completamente online (come Steam, ma anche quelle proprietarie delle più grandi aziende del mondo videoludico: PlayStation Network e Xbox Live) potrebbe apparire anacronistico un rinnovato interesse per il mondo dei giochi arcade. Dopotutto, con grafiche eccezionali, trame accattivanti, effetti speciali mozzafiato e scenari iper-realistici perché dovremmo sentire l’esigenza di giocare a giochi bidimensionali su uno schermo enorme e massiccio, con una musica semplice (la cosiddetta chiptune)? 

Eppure, i giochi cabinati stanno rivivendo una nuova ondata di popolarità, anche per le generazioni più giovani che probabilmente in quegli anni non erano ancora nate. La nostalgia per gli anni Ottanta e Novanta è un sentimento collettivo che sta permeando, da qualche anno a questa parte, molta della produzione nel campo dell’intrattenimento: dai film alle serie tv, passando per i fumetti e - non ultimi - proprio i videogiochi. 

Breve storia dei giochi arcade: quando sono nati i primi cabinati diventati l’icona degli anni Ottanta

Come spesso accade quando si tratta di invenzioni nel campo dell'informatica, anche la storia dei videogiochi arcade ha il suo embrione nelle università, sebbene i primi esperimenti in questo campo, già tra gli anni Cinquanta e Sessanta, non furono a scopo commerciale.

I principali artefici del successo degli arcade arrivarono qualche decennio più tardi (negli anni Settanta) a Stanford. Qui Nolan Bushnell e Ted Dabney misero a punto un gioco dal titolo Computer Space: questo è considerato il primo videogioco arcade prodotto su larga scala, con circa 1500 esemplari distribuiti. Tuttavia non fu un grande successo commerciale, vista anche la difficoltà del gioco. 

I due studenti non rinunciano. Bushnell continuò a investire sui videogiochi, ma decise di “mettersi in proprio” costruendoseli da solo: nacque così l’Atari. Dalla neonata Atari, infatti, viene il primo vero successo arcade: si chiama PONG, uscì nel 1972 e ne furono distribuiti 19000 esemplari dando inizio all'età d’oro dei videogiochi arcade. 

Com’era fatto PONG: il primo gioco arcade di successo

PONG, come si intuisce dal nome, era un simulatore di tennis da tavolo (il ping-pong, appunto), in bianco e nero. Il giocatore controllava la racchetta, ovvero un rettangolo bianco che poteva muoversi lungo il lato dello schermo. Questo poteva anche dividersi in due per permettere di giocare a due giocatori contemporaneamente. L’obiettivo, come nel gioco vero, era colpire la palla (ovvero un piccolo quadrato) rispedendola dall’altro lato dello schermo all’avversario. Le immagini non erano ancora basate sul concetto dei pixel, ma era generata tramite una linea di scansione del cinescopio con componenti elettroniche analogiche. 

Quali sono i giochi arcade più famosi e apprezzati della storia 

Da quel 1972, i cabinati divennero la principale fonte di intrattenimento videoludico. In tutto il mondo nacquero nuovi giochi e non era affatto raro entrare in bar e locali pubblici e trovare cabinati pronti ad offrire lunghe sessioni di gioco in cambio di una monetina. I videogiochi di questo tipo sono anche detti coin-operated, infatti, ovvero erano accessibili dietro inserimento di appositi gettoni.  Vediamo alcuni dei titoli che hanno fatto la storia di questo genere. 

Il picchiaduro Street Fighter (1987) 

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Street Fighter (pubblicato dalla casa giapponese Capcom) è uno dei titoli che per primi riaffiorano alla mente quando si parla di arcade. Ottenne molto successo, divenendo una serie che conta svariati titoli all'attivo. Si tratta di un picchiaduro a incontri, il cui obiettivo è completare e vincere una serie di scontri contro diversi nemici. Il protagonista è Ryu che infatti deve, nel corso del gioco, affrontare 10 diversi lottatori (controllati dalla CPU) in diversi luoghi del mondo. 

L’evoluzione dei picchiaduro: Mortal Kombat (1992) 

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Con il successo di Street Fighter II (il seguito del gioco arcade appena visto) il mercato dei picchiaduro sembrava ormai fermo. Eppure, per l’epoca Mortal Kombat si presentava come un’alternativa più che valida, con una grafica nettamente superiore e un gameplay innovativo. Innanzitutto era possibile scegliere tra vari personaggi (cosa non possibile con il suo predecessore ideologico di un decennio prima), disputando un torneo più che una serie di incontri progressivi. Le mosse erano ispirate alle arti marziali, anche molto cruente (le iconiche Fatality).  Viene riconosciuto da gran parte della critica e dei videogiocatori come uno dei giochi più belli di tutti i tempi. Ebbe un grandioso successo, generando molti sequel e anche un adattamento cinematografico.

Palline che mangiano palline: Pac-Man (1980)

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Chi non ha, almeno una volta, fatto una partita a Pac-Man? Questa creatura sferica di colore giallo (Pac-Man, appunto) si muove all’interno di un labirinto. Il suo obiettivo era nutrirsi di tutte le palline disseminate lungo il percorso sfuggendo però alle grinfie dei fantasmini colorati che lo inseguivano. Ma l’arma segreta erano le “power pills” collocate nei quattro angoli che potevano rendere i fantasmini innocui e anzi addirittura preda di Pac-Man che poteva quindi mangiarli, rovesciando la situazione per un tempo limitato di 10 secondi. Una curiosità: la leggenda vuole che l’idea di Pac-Man sia venuta al suo creatore, Toru Iwatani, durante una cena con gli amici osservando una semplice pizza a cui mancava una fetta. 

Cos’è il Retrogaming? 

Il Retrogaming è un neologismo inglese che indica, generalmente, la passione per i videogiochi del passato. C’è chi, ancora oggi, va a caccia di vecchie console o cabinati, per possedere un oggetto che appartiene alle generazioni passate. O chi, invece, semplicemente apprezza giocare a titoli vecchi attraverso versioni più moderne, pensate per le attuali console o piattaforme. 

Pur non esistendo una definizione universalmente accettata del fenomeno, non è difficile stabilirne i parametri: nostalgia, vecchi titoli che riprendono nuovamente vita, generazioni di giovani videogiocatori che non vogliono rinunciare all'ebbrezza di giocare ai titoli del passato che altrimenti non avrebbero provato nella vita. 

Perché siamo ancora affascinati da vecchi giochi

Non è facile stabilire un elenco di motivazioni valide per tutti, però non è illogico supporre che il Retrogaming è parte di un’esperienza. Quando ripensiamo ai decenni scorsi ci assale non solo un senso di nostalgia, ma anche una sorta di “bias” per cui vent’anni fa la vita sembrava più facile e spensierata. Probabilmente il Retrogaming è un’occasione per ricreare quella sensazione di gioventù e semplicità: una fuga dalla complessità dei giochi moderni.