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ME-Scripta, il nuovo progetto di digitalizzazione dei papiri del Museo Egizio di Torino: c’entra anche l’IA

Redazione MediaWorld4 MAGGIO 2026

Il Museo Egizio di Torino digitalizzerà una serie di manoscritti dell’Antico Egitto, aiutandosi anche con strumenti di Intelligenza Artificiale.

A Torino nasce ME-Scripta, un centro di ricerca dedicato allo studio, al restauro e alla digitalizzazione delle fonti scritte dell’Antico Egitto. L’iniziativa del Museo Egizio piemontese potrebbe essere un esperimento unico al mondo, unendo il lavoro dei restauratori a quello dei filologi. Tutto questo grazie al supporto del digitale, e dell’Intelligenza Artificiale. Ma di cosa si tratta nello specifico? 

Il lavoro del Museo Egizio di Torino sui documenti antichi 

Partiamo dai numeri. Come ha spiegato Susanne Töpfer, curatrice responsabile della collezione papirologica e direttrice di Me-Scripta, «Il Museo Egizio conserva una delle collezioni più grandi e significative al mondo: oltre mille manoscritti, ostraca e più di 30 mila frammenti di papiro, in sette sistemi di scrittura e otto lingue». I documenti antichi sono una testimonianza preziosa sull’Antico Egitto: amministrazione, religione, economia, vita quotidiana. Grandi manoscritti ufficiali, ma anche frammenti appartenenti alla vita di tutti i giorni che conservano tracce di conti, comunicazioni, appunti. È lavoro davvero impegnativo, considerato che, come spiega ancora Töpfer, non si tratta solo di leggere i testi ma anche di «studiare le fibre, le fratture, la struttura fisica dei supporti, il modo in cui i vari pezzi si interrompono e possono combaciare». 

ME-Scripta, dunque, si propone di lavorare ad uno dei più grandi problemi della cultura contemporanea: riunire in unico archivio digitale frammenti dispersi e fragili. L’archivio deve essere inoltre accessibile e interoperabile, ovvero poter essere consultato da chiunque ne possa avere bisogno: ricercatori, studenti e appassionati. Per farlo, ME-Scripta si avvarrà anche di strumenti di Intelligenza Artificiale che possono servire, come già accaduto in casi simili, a ricomporre frammenti di documenti antichi in parte distrutti proprio grazie agli algoritmi IA. Per la lettura e l’interpretazione dei testi, invece, la situazione potrebbe essere più complessa: gli LLM attuali potrebbero avere difficoltà a leggere lingue antiche, come lo ieratico o il demotico perché l’addestramento su questa tipologia di materiali potrebbe essere scarso o insufficiente. Il progetto del Museo Egizio di Torino punta proprio a risolvere questo limite, puntando a - spiega sempre Töpfer - «costruire le condizioni perché algoritmi futuri possano essere addestrati su immagini, trascrizioni, dati di encoding e dataset prodotti dal Museo Egizio». Tutto ad una condizione: gli strumenti messi a punto nell’ambito del ME-Scripta rimarranno open source, quindi sempre a disposizione di tutti.