LinkedIn contro i post artificiali: meno contenuti ripetitivi e più spazio alle persone

Il social network professionale modifica il suo algoritmo per limitare la diffusione dei contenuti generati automaticamente e privi di originalità. L'Intelligenza Artificiale rimane ammessa, ma la qualità e l'esperienza personale diventano sempre più importanti.
Scorrere il feed di LinkedIn significa imbattersi sempre più spesso in post che sembrano scritti dalla stessa persona, anche quando appartengono a professionisti completamente diversi. Testi motivazionali, consigli professionali generici e riflessioni costruite secondo schemi ripetitivi sono diventati particolarmente frequenti con la diffusione degli strumenti generativi. Per contrastare questo fenomeno, LinkedIn ha deciso di limitare la visibilità dei contenuti di scarsa qualità prodotti con l'Intelligenza Artificiale, privilegiando interventi originali e basati sull'esperienza personale. La piattaforma, che conta oltre 1,3 miliardi di iscritti, sta introducendo sistemi più sofisticati per riconoscere i messaggi privi di un reale contributo professionale. L'obiettivo non è eliminare l'AI dal social network, ma evitare che la produzione automatizzata finisca per rendere tutte le conversazioni uguali.
Che cos'è l'AI slop e perché LinkedIn vuole contrastarlo
Il fenomeno ha anche un nome: AI slop, un'espressione utilizzata per indicare i contenuti generati con poco impegno, apparentemente ben scritti ma sostanzialmente vuoti. Possono essere messaggi motivazionali ripetitivi, riflessioni senza un punto di vista riconoscibile oppure commenti che ripropongono semplicemente quanto già scritto da altri. LinkedIn considera problematici soprattutto i contenuti realizzati su larga scala con l'unico obiettivo di attirare visualizzazioni e interazioni. Non è quindi sufficiente che un testo sia grammaticalmente corretto o ben organizzato per essere considerato interessante, quello che conta è la capacità di aggiungere informazioni, competenze o esperienze capaci di arricchire una conversazione professionale.
La novità del nuovo sistema riguarda il funzionamento dell'algoritmo che decide quali contenuti mostrare nel feed, a questo scopo LinkedIn utilizza classificatori basati sull'Intelligenza Artificiale per individuare testi generici, ripetitivi o presumibilmente prodotti in maniera automatizzata senza un contributo originale. Quando un post presenta queste caratteristiche, diminuiscono soprattutto le probabilità che venga consigliato a persone esterne alla rete di collegamenti dell'autore. Nei primi test, la piattaforma ha dichiarato di riuscire a riconoscere correttamente i contenuti generici nel 94% dei casi, ma gli interventi successivi hanno già portato a una riduzione del 40% delle visualizzazioni dei post classificati come AI slop, secondo i dati comunicati dalla stessa azienda.
Arriva anche un pulsante per segnalare i contenuti AI
Oltre ai controlli automatici, LinkedIn ha introdotto uno strumento che permette alle persone di contribuire direttamente al miglioramento del feed, dove dal menu con i tre puntini presente nei post e nei commenti è possibile selezionare “Sembra AI slop”, indicando che il contenuto appare artificiale o privo di originalità. La funzione, distribuita a partire da agosto 2026, è stata utilizzata da oltre un milione di persone nelle prime due settimane. Le segnalazioni contribuiscono ad affinare i sistemi di riconoscimento e non determinano automaticamente la rimozione del materiale pubblicato. Quando un post riceve numerosi riscontri negativi, l'autore può visualizzare un avviso privato nelle statistiche, senza che questo comporti necessariamente una violazione delle regole della piattaforma.
Se vi state chiedendo se si potrà ancora usare ChatGPT per scrivere post su LinkedIn la risposta è sì, perché LinkedIn non intende vietare gli strumenti generativi o penalizzare automaticamente ogni contenuto realizzato con il loro supporto, per questo l'impiego di ChatGPT e degli altri assistenti di Intelligenza Artificiale rimane consentito per correggere errori, migliorare la chiarezza, sintetizzare informazioni o organizzare un testo. La differenza riguarda il contributo personale, che dovrebbe emergere attraverso opinioni, conoscenze professionali ed esperienze realmente vissute. È una distinzione interessante rispetto ad altre piattaforme social, che stanno invece aumentando lo spazio riservato alle creazioni automatiche, come avviene con Sora 2, il progetto di OpenAI dedicato ai video generati con l'Intelligenza Artificiale. LinkedIn punta invece a mantenere centrale il valore delle relazioni professionali, evitando che gli strumenti di scrittura automatica sostituiscano completamente la voce delle persone.
Cosa cambia per chi pubblica e cerca visibilità su LinkedIn
Le nuove regole potrebbero incidere soprattutto su professionisti, aziende e responsabili marketing che utilizzano il social network per promuovere competenze e attività. Pubblicare numerosi messaggi standardizzati potrebbe diventare meno efficace rispetto a condividere esperienze dirette, analisi originali e informazioni realmente utili per la propria rete. LinkedIn sta inoltre rafforzando i controlli contro commenti automatici, profili falsi e sistemi che generano artificialmente interazioni tra account. Negli ultimi mesi la piattaforma dichiara di aver bloccato miliardi di tentativi di automazione, mentre ogni giorno intercetta centinaia di migliaia di commenti automatizzati. Per chi utilizza LinkedIn professionalmente, la strategia più efficace sarà quindi combinare i vantaggi dell'Intelligenza Artificiale con contenuti riconoscibili, verificati e capaci di stimolare conversazioni autentiche.