La storia della televisione: dai primi tubi catodici agli schermi intelligenti di oggi
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Nella Giornata Mondiale della Televisione, che si celebra ogni anno il 21 novembre, ripercorriamo la sua evoluzione dalle prime invenzioni degli anni Cinquanta alle novità odierne come gli schermi intelligenti.
Il 21 novembre si celebra la Giornata Mondiale della Televisione. Una giornata istituita nel 1996 dall’Organizzazione delle Nazioni Unite in occasione del primo World Television Forum che si tenne a New York proprio in questa data, dove si discusse sia del ruolo sociale e culturale del mezzo televisivo, sia di come si stesse sviluppando acquisendo un ruolo sempre più importante nel contesto dell’informazione.
La televisione, dunque, è sempre stata più di un dispositivo. Sin dai suoi primi anni di vita è stata interessata da numerose trasformazioni, riuscendo a non perdere quella centralità che ancora oggi occupa nel mondo dei media. Vediamo come si è evoluta la tecnologia alla base della televisione: una storia lunga un secolo o quasi. Dalla nascita, passando per l’arrivo dei colori arrivando fino ai giorni nostri dove l’Intelligenza Artificiale ha reso i suoi schermi sempre più intelligenti.
Chi ha inventato la televisione? Dalla nascita dei primi schermi meccanici al tubo catodico
Per capire meglio la tecnologia alla base delle prime televisioni, dobbiamo cominciare a pensarle come dei semplici dispositivi pensati per riprodurre immagini anche a distanza. In questo senso, questa tecnologia è figlia del suo tempo: le prime innovazioni in questo senso infatti risalgono agli anni Venti, quando agli occhi del mondo erano già conosciuti mezzi di comunicazione come la radio e il cinema.
I primi prototipi di un apparecchio televisivo risalgono alla fine dell’Ottocento, ma si trattava di esperimenti rudimentali sulla trasmissione di immagini. Tra queste troviamo sicuramente il dispositivo meccanico ad opera dello scozzese John Logie Baird che trasmetteva le immagini tramite un disco rotante con fori disposti a spirale. Ma la svolta avvenne qualche decennio dopo.
San Francisco. 7 settembre 1927. Philo Farnsworth aveva 21 anni, ma era già un inventore di successo. E fu infatti in quell’occasione che presentò al mondo il suo apparecchio televisivo, completamente elettronico, completo di sistema per ricevere e trasmettere le immagini. Il modello di Farnsworth ebbe successo, anche e soprattutto grazie all’integrazione del tubo a raggi catodici. Il tubo catodico è un cilindro sottovuoto con due elettrodi che genera un fascio di elettroni, successivamente accelerato e deviato da campi magnetici. Quando il fascio di luce colpisce uno schermo fluorescente (rivestito cioè di fosfori) provoca luminescenza, generando i singoli pixel luminosi che costituiscono l’immagine.
Pare che, secondo una leggenda che circola sul suo conto, Farnsworth non fosse mai stato pienamente convinto della sua invenzione, neanche dopo il successo della televisione. Il racconto vuole che cambiò idea solo nel 1969 quando, guardando le immagini dell’allunaggio dal suo salotto, avrebbe detto alla moglie seduta accanto a lui: «Ne è valsa la pena».
Bisognerà comunque aspettare i primi anni Cinquanta per vedere la televisione acquistare il primato tra i mezzi di comunicazione (prima negli USA, poi nel resto del mondo). I primi modelli erano molto costosi e massicci ma allo stesso tempo dotati di schermi molto piccoli, con componenti ingombranti come complessi circuiti di valvole.
L’era del colore e la tv commerciale: il successo negli anni ‘70-’80
Com’è noto, le prime trasmissioni televisive erano in bianco e nero proprio a causa di una tecnologia limitata che non prevedeva la possibilità di trasmettere le immagini a colori. I primi esperimenti in questo senso risalgono già alla fine degli anni Quaranta, in realtà, quando venne perfezionato negli Stati Uniti lo standard NTSC (National Television Systems Commitee).
Sappiamo già che lo sguardo umano percepisce un’immagine come un unico insieme di colori, tuttavia i colori visibili allo spettro umano non sono altro che la combinazione dei tre colori primari: rosso, verde e blu che compongono il noto schema RGB. Alla base della tv a colori c’era proprio questo. I televisori che permettono la trasmissione a colori non hanno più un solo cannone elettrico, ma ne hanno tre ovvero uno per ciascun colore primario. Ogni “tubo” quindi trasmette un fascio di elettroni la cui intensità è modulata in base all’intensità del colore corrispondente. Questi fasci di luce, poi, battono sulla superficie interna dello schermo che è rivestita di singoli punti al fosforo disposti in gruppi, quelli che conosciamo come pixel. Ogni pixel è a sua volta composto da tre punti: uno che trasmette il rosso, uno che trasmette il verde e uno che trasmette il blu quando viene colpito dal fascio di elettroni.
La televisione a colori fu messa in vendita, in realtà, già nel 1953. Ma come spesso accade con le novità tecnologiche, anche questi apparecchi avevano un costo esorbitante. Bisognerà attendere gli anni Sessanta e Settanta per avere una diffusione di massa di questa nuova tecnologia. La tv a colori ebbe successo anche in Europa, a seguito di altre innovazioni che permisero ai televisori di diventare accessibili e non solo nel prezzo: gli schermi divennero più grandi e contestualmente gli apparecchi più contenuti. Negli stessi anni fu introdotto anche il telecomando, che rendeva l’utilizzo della tv ancora più comodo.
Contestualmente, anche l’offerta televisiva si arricchiva. Tra la privatizzazione delle frequenze e i palinsesti sempre più copiosi che proponevano trasmissioni di intrattenimento, film, le prime serie tv e programmi per bambini.
Cosa cambia negli anni Novanta: schermi piatti e segnale digitale
Tra gli anni Novanta e i primi del Duemila si assiste ad un cambiamento che, seppur graduale, ha rivoluzionato per sempre il modo di concepire gli apparecchi televisivi. Si tratta sia dei cosiddetti schermi piatti (con tecnologia LCD) sia della tv digitale. Ma andiamo con ordine.
La tecnologia a LCD ha pian piano sostituito il tubo catodico. Questo perché, oltre ad un netto miglioramento della qualità delle immagini, ha consentito di produrre apparecchi televisivi più leggeri e compatti fino ad arrivare a schermi così poco spessi da essere definiti “piatti”.
LCD è un acronimo che sta per Liquid Crystal Display, ed è una tecnologia che sfrutta i cristalli liquidi. Si tratta di alcuni materiali dotati di particolari proprietà ottiche che sono in grado di modulare il passaggio della luce. Uno strato di cristalli liquidi, appunto, è posto tra i due elettrodi e quando viene applicata la corrente elettrica le molecole di questi particolari materiali si allineano “dando forma” alla luce.
Sono diversi i meccanismi che rendono possibile questo nuovo modo di modulare la luce, ma tra questi il più importante è sicuramente la retroilluminazione. Gli schermi a LCD, infatti, a differenza dei tubi catodici, sono dotati di un sistema di illuminazione posto dietro lo schermo. Inizialmente, si trattava di “semplici” lampade fluorescenti, dopodiché pian piano si è arrivati ai LED. La luce modulata dai cristalli liquidi poi passa attraverso un filtro che la suddivide in pixel rossi, verdi e blu restituendo il colore.
Sebbene si tratta di una tecnologia più complessa, gli apparecchi televisivi con questa tecnologia occupano meno spazio perché veniva eliminato il grande tubo catodico posto sul retro dei primi dispositivi, risultando quindi in una televisione fatta esclusivamente di un unico pannello con una superficie piatta.
Abbiamo parlato di LCD, LED e RGB in questo approfondimento sugli schermi RGB-Mini
Il passaggio al segnale digitale terrestre (il cosiddetto “switch-off”) ha poi fatto il resto, arricchendo la televisione ancora di più, sia in termini di quantità - con l’aumento dei canali a disposizione degli utenti - sia in termini di qualità, con un segnale meno soggetto a disturbi e più moderno. Negli anni Duemila, infatti il segnale televisivo è passato dall’analogico al digitale terrestre ovvero su una nuova tecnologia che è basata sulla codifica dei segnali televisivi che vengono “compressi” in pacchetti di dati digitali con più canali televisivi all’interno della stessa larghezza di banda (mentre prima tale banda era occupata esclusivamente da un singolo canale).
L’avvento delle smart TV, i televisori si connettono ad Internet e l'IA
Siamo arrivati, di fatto, ai giorni nostri, dove le televisioni sono molto di più di uno schermo che trasmette immagini. Questi sono i cambiamenti che oggi viviamo mentre si svolgono sotto i nostri occhi. Innanzitutto, a fare la differenza è stato sicuramente l’avvento di Internet anche nel mondo della televisione: con i servizi di streaming che crescono esponenzialmente in popolarità, i televisori hanno di fatto dovuto adattarsi al nuovo mezzo in ascesa accogliendolo. Nascono così le smart tv, ovvero televisori che si connettono alla Rete permettendo sia la visione dei canali tradizionali sia la possibilità di navigare sul web. Un impatto notevole al modo in cui guardiamo la tv oggi, con la possibilità di creare palinsesti personalizzati e adattati alle esigenze degli spettatori. Il segnale internet ha poi portato anche ad un aumento della qualità delle immagini raggiungendo vette inedite, come il 4K o l’8K.
La stessa fisionomia della televisione è cambiata, diventando un oggetto così integrato nella routine quotidiana e nell’Internet of Things da risultare quasi invisibile. Comandi vocali, integrazione con smartphone e assistenti domotici sono i cambiamenti più rilevanti dell’ultimo decennio.
Abbiamo assistito infatti alla presentazione di uno schermo che diventa trasparente
Ma c’è anche un altro importante step, quello che sta avvenendo nel momento storico in cui ci troviamo: l’avvento dell’Intelligenza Artificiale. Con questa si è aperto un ulteriore immenso spiraglio anche per il mezzo televisivo. Ora la televisione può essere interrogata in tempo reale, come accade per Gemini, al quale puoi chiedere consigli su cosa vedere e informazioni su quello che vedi sullo schermo. Samsung, invece, per fare un altro esempio ha fatto di Vision AI il centro operativo delle loro televisioni, dove l’Intelligenza Artificiale ottimizza il segnale ma può anche interagire con i contenuti stessi. Anche Microsoft, per fare un altro esempio, ha deciso di sperimentare in questo campo con televisori supportati da Copilot, ovvero un «amico cinefilo seduto accanto a noi» mentre guardiamo contenuti fornendo consigli, riassumendo le trame degli episodi oppure trovando - al posto nostro - il contenuto più adatto da vedere in base al mood, alle persone che lo guardano e al momento della giornata.






